Anno 2022 - N.1 - VENTANNI

VENTANNI

Tito Baldini, Daniele Biondo, Paola Carbone, Cinzia Lucantoni, Giovanna Montinari


VENTANNI e non sentirli! Sì, VENTANNI, scritto in maiuscolo come un graffito e senza apostrofo, trasgressivo, proprio come scrivono alcuni adolescenti che non hanno più tempo per apostrofi o per i punti e virgola: i primi troppo noiosi e i secondi poco perentori.
Ci siamo permessi con questo titolo una licenza poetica, un atto creativo – quello che Gutton attribuisce al «genio adolescente» – che rimanda anche al senso del numero, una pro-evocazione dell’esposizione di un errore, una frattura con la metrica classica, proprio com’è l’adolescenza. Non è l’unica licenza: in realtà il primo numero di AeP uscì nel 2001 e quindi di anni ne son passati ventuno e poi non uscì in formato cartaceo (quello avvenne nel 2006), ma online. Insomma consentirci un po’ di licenze poetiche ci permette di collocare questo speciale numero di AeP a cavallo fra psicoanalisi e arte.

Da un lato, infatti, troverete in questo numero celebrativo il tentativo di fare il punto su alcune tematiche scientifiche a nostro avviso centrali della psicoanalisi dell’adolescenza: la clinica, la tecnica, la formazione, il corpo e dall’altro lato troverete questi temi «scientifici» coniugati con tematiche prettamente «artistiche», come quella della scrittura e della musica o quella della letteratura e della fotografia.

Per celebrare i nostri VENTANNI abbiamo scelto di rinunciare alla struttura tradizionale della rivista e alle sue rubriche per dare spazio a cinque sezioni che ci sembrano ben rappresentare il percorso culturale
e scientifico del nostro gruppo di lavoro: 1. Storia – 2. Scrittura-Lettura – 3. Clinica-Tecnica-Formazione – 4. Corpo – 5. Il lavoro nelle istituzioni.

Come di consueto il numero si chiude (un po’ di tradizione non guasta dopo tante trasgressioni!) con la rubrica «La biblioteca di AeP». Nelle diverse sezioni i diversi Autori, in modo molto personale e originale, hanno reso omaggio ai due Direttori che hanno guidato la rivista, Arnaldo Novelletto e Gianluigi Monniello.

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Novelletto fondò la rivista con l’intento di dare un luogo a tutti i cultori italiani della psicoanalisi dell’adolescenza, per offrire all’adolescenza e al giovane adulto uno spazio di ricerca teorico-clinico proprio, distinto da quello dell’infanzia e dell’età adulta, per proteggerli dal rischio dell’infantilizzazione e dell’adultizzazione precoce.
Adriana Maltese racconta nel suo articolo di apertura del numero il contesto storico e culturale in cui Novelletto maturò la scelta di approfondire tale statuto epistemologico autonomo della psicoanalisi dell’adolescenza. Uno statuto che è alle fondamenta dell’ARPAd ed è sostanzialmente legato all’assetto del Sé.

La psicoanalisi del Sé in adolescenza aprirà la ricerca, in seguito a lungo approfondita da Raymond Cahn, in direzione della «soggettivazione». Il rigore psicoanalitico della conduzione del fondatore della rivista permise a quest’ultima di avventurarsi, senza deragliamenti socio-logistici, in terreni nuovi della clinica all’epoca poco esplorati, come per esempio quello inerente gli interventi a bassa soglia con gli adolescenti che s’incominciava a sperimentare nel terzo settore.

Dopo la scomparsa di Arnaldo Novelletto nel 2006, il nuovo Direttore di AeP, Gianluigi Monniello, sviluppò la linea di ricerca del suo predecessore, approfondendo in particolare il livello della soggettualizzazione. Rimasto alla guida della Rivista fino al 2016, Monniello ha approfondito e ampliato lo spessore scientifico espresso dal Maestro, di cui ha custodito e protetto con rigore l’orientamento, senza rinunciare a dare il proprio apporto creativo. In particolare approfondendo lo psichismo delle memorie sensoriali originarie, che in adolescenza ritrovano una loro centralità.

Abbiamo dovuto fare ricorso all’apparato psichico gruppale istituzionale, che l’attuale gruppo direttivo della rivista rappresenta, per fronteggiare la perdita dei nostri due primi direttori e valorizzare l’enorme patrimonio scientifico e culturale che avevano lasciato in eredità all’ARPAd. Contiamo su tale dispositivo per assicurare continuità al nostro impegno. I tanti contributi colti e appassionati dei colleghi più giovani, che arricchiscono il numero che vi apprestate a leggere, alimentano la nostra speranza.

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