Anno 2020 - N.2 - Perversioni Adolescenti

PERVERSIONI ADOLESCENTI
Tito Baldini, Daniele Biondo, Paola Carbone, Cinzia Lucantoni, Giovanna Montinari

Abbiamo a lungo dialogato nella redazione sul perché affrontare un tema così complesso quanto discusso, qual è il concetto di perversione declinato nella psicoanalisi dell’adolescenza. Per affrontare questo tema ci vuole coraggio e passione clinica libera da stereotipi e pregiudizi, per andare dritti al senso del termine «perversione» e ricollegarci al suo valore originario, perché «pervertire» significa sconvolgere, mettere sottosopra.

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Se partiamo da questa dimensione di senso possiamo sentirci rassicurati di trovarci nel cuore dell’adolescenza e del suo potenziale, che tocca tutte le aree dello sviluppo e pone a tutti i soggetti coinvolti il compito di trovare la loro posizione, il loro posto alla luce del sovvertimento che in atto.
Sarebbe quindi un errore considerare superato il tema della perversione appellandosi semplicemente alla acquisizione condivisa che in adolescenza, non essendo già strutturata la «personalità», non si può parlare di struttura perversa o di organizzazione perversa della personalità. Lo sottolineano con chiarezza anche gli Autori del PDM2 che evidenziano: «Sia il DSM-IV-TR, il DSM-5, sia l’ICD-10 raccomandano una certa cautela nel formulare diagnosi di disturbi di personalità in adolescenza, soprattutto perché sono necessarie prove evidenti del fatto che un disturbo sia effettivamente stabile e di lunga durata» (p. 346).
È perciò necessario ricordare la centralità dell’adolescenza come momento privilegiato della ristrutturazione e ri-significazione della mente, come momento di attraversamento di potenzialità polimorfe, in cui la sessualità, e le esigenze dell’economia narcisistica si muovono come processi soggettivanti di cui attendere e lasciare aperti gli esiti.
Il nostro obbiettivo è riportare il tema «perversione» nella sua attualità e sollecitare una riflessione sui rischi di una caduta di attenzione epistemologica sullo stato della mente adolescente, parassitato dagli
attacchi di una cultura adulta narcisistica e protesa all’agire o ignorato nella sua dimensione esistenziale ed evolutiva.
La cultura e l’ambiente di appartenenza hanno un ruolo di primo piano nel processo di soggettivazione: il movimento che, a partire dalle prime identificazioni con i genitori, propone un soggetto nuovo e originale.
L’importanza dell’altro come paradigma strutturante i modi delle relazioni intime e degli affetti non può che ripercuotersi sul modo di vivere l’adolescenza, la sessualità e sulle forme d’emersione di eventuali funzionamenti perversi. Il rischio difensivo, di negare gli effetti che l’ambiente di appartenenza, i legami affettivi e relazionali hanno sulle forme che assume la simbolizzazione adolescenziale, si realizza attraverso il fraintendere come patologiche tali forme di espressione che rappresentano piuttosto fenomeni di attualità o necessarie modalità dell’appartenenza al gruppo dei coetanei; dall’altro canto c’è anche il rischio, di banalizzare o peggio normalizzare, le difficoltà che gli adolescenti presentano, ritenendole solo un segno dei tempi, e misconoscendone il senso di comunicazione di un profondo disagio interno. Non interrogarsi su questi punti crea dei vuoti, dei veri e propri abbandoni nel lasciare senza cure tempestive adolescenti le cui difficoltà personali si mimetizzano nella difficoltà generale di desiderare e di impegnarsi in relazioni caratterizzate da interdipendenza profonda. La questione si sposta quindi alle posizioni controtransferali di chi chiamato a occuparsi delle forme «polimorfe perverse», mentre per il bambino le ritiene una naturale esplorazione delle sue sensazioni, per l’adolescente l‘impatto diviene perturbante data la sessualizzazione genitale, muovono nel curante angoscia, paura, negazione, emozioni che prendono forme difensive.
Lo specifico del concetto di perversione sta nell’intreccio fra erotismo e distruttività, e non sono forse questi i punti nodali della capacità di costruire legami libidici e differenziati? Che possono far evolvere l’adolescente in pieno processo di lavorazione del cambiamento puberale e trasformativo della sessualizzazione a fronte dell’eclissi della condizione infantile?
Per queste ragioni abbiamo ritenuto più evocativo dare il titolo di Perversioni adolescenti a questa monografia che vi accingete a leggere.
Ci sembra dare un «la» coerente con le impostazioni che diversi Autori, a partire da quelli dei maestri, hanno dato alla comprensione dei fenomeni perversi in adolescenza.
Baldini nelle sue considerazioni parte dalla radice della questione, ovvero da una dimensione antropologica quando afferma che si dovrebbe «considerarne per prima l’enorme portata nella fisiologia dello sviluppo psichico, questione su cui Freud ci ha edotti con contributi magistrali».
E ancora:

L’ordine della psiche si determina da un pervertimento dell’ordine dell’istintuale: la più alta bellezza di ciò che è umano lo è grazie a una perversione. Perché l’umano a partire da Freud fatica ad ammetterlo? Ciò costituisce una questione centrale nella considerazione filosofica e metapsicologica della natura umana.

Ma non abbiamo voluto fare delle affermazioni di principio dal momento che ci muoviamo nell’ambito della letteratura psicoanalitica dell’adolescenza in un terreno che ormai potremmo definire classico. Nel
lavoro di Catarci sono ben enunciate le tappe storiche del pensiero di Novelletto che in modo pioneristico in Italia, a partire dal gruppo dei colleghi riuniti nell’ARPAd e con gli Autori del volume del 1989, affermava che:

Sul piano delle conoscenze teoriche c’è ancora molto da scoprire sugli aspetti perversi dell’adolescente, sul piano pratico questi aspetti rappresentano spesso un ottimo motivo per prendere in considerazione una psicoterapia psicoanalitica approfondita. Se poi a quelli perversi si associano aspetti narcisistici consistenti, gli adolescenti che li presentano vanno senz’altro curati, subito e a fondo contemporaneamente ai loro genitori (Novelletto 1989, p. 135).

Abbiamo scelto come Articolo del maestro un lavoro di Gutton che rappresenta, dopo le intuizioni di Novelletto e Cahn, una delle più complesse e creative teorizzazioni che considera il concetto di «metamorfosi pubertaria» quasi sinonimo di trasgressione. Grazie al contributo di Laniso possiamo seguire con più profondità il lavoro di Gutton che riteniamo utile e didattico anche per i giovani che si affacciano ora ai fenomeni della terzità e intersoggettività.
Viene considerato fondamentale del funzionamento perverso – per lo più transitorio – in adolescenza, il diniego, il misconoscimento dell’alterità, dell’altro, cioè del terzo, dei fenomeni della terzità, intersoggettualità.
Quindi il «soggetto genitoriale di transfert» originale figura nella quale Gutton individua la funzione terza dello psicoterapeuta di adolescenti, è misconosciuto, ignorato nel funzionamento perverso. Lo psicoterapeuta agli inizi è accettato solamente o come «partner» o come spettatore anonimo (voyeur). Non utilizzato nella sua funzione di ispiratore, co-Autore della creazione adolescente come avviene nei funzionamenti ordinari o nevrotici. Premesse dunque che gettano, per così dire, giù la maschera all’adolescenza camuffata, negata o idolatrata come emerge in tutti i lavori che presentano contributi clinici e teorici.
Viene affrontato, nel gruppo dei lavori teorico clinici da Nardi a Imparato, il tema della cura e della questione perversione-perversità in adolescenza, in quanto espressione patologica, a volte transitoria, di
regolazione del Sé e del rapporto di dipendenza da un oggetto «perversogenico» (poiché inattendibile e confusivo e, infine, traumatogeno). Il concetto guida rimanda al controtransfert, che pone al centro la relazione reciprocamente trasformativa fra adolescente e terapeuta. Parafrasando il concetto per cui «l’adolescenza cambia sia il soggetto che l’oggetto» seguiamo come nella terapia terapeuta e adolescente percorrono le reciproche trasformazioni al servizio della crescita.
A proposito delle relazioni familiari e del loro ruolo primario nello sviluppo, il focus sul ruolo dello sguardo nel contributo di Carbone, apre e approfondisce la comprensione degli aspetti primari e delle proiezioni intense e precoci che supera tout-court gli aspetti causalistici centrando la dimensione transgenerazionale inconscia. Come nel lavoro del gruppo dei colleghi di Milano, sull’influenza in adolescenza della dimensione perversa degli adulti genitori.
A partire dagli approfondimenti teorici e clinici ci sembrano di particolare efficacia, nel lavoro di Biondo, tutte le declinazioni del concetto nell’ambito del pensiero in modalità «branco» del gruppo primitivo adolescente, fino a proporre, provocatoriamente, il concetto nel lavoro pubblico-istituzionale dedito all’adolescenza difficile, sottolineando l’importanza della capacità di interrogarsi da parte del gruppo di lavoro come dispositivo di cura e manutenzione della mente del gruppo istituzionale al lavoro.
Ci auguriamo che la lettura di questi contributi solleciti nuovi dibattiti e interessi per lo sviluppo della cura degli adolescenti.


Bibliografia:
BALDINI T. (2011). Ragazzi al limite. Seminari per conoscerli e aiutarli. Milano: FrancoAngeli.
BALDINI T. (2020). Considerazioni sulla violenza e la natura umana. Testo non pubblicato.
LINGIARDI V., MCWILLIAMS N. (2018) (a cura di). Manuale diagnostico psicodinamico PDM-2. Milano: Cortina.
NOVELLETTO A. (1989) (a cura di). Adolescenza e perversione. Roma: Borla.

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