Anno 2019 N.2 - Casi impossibili MLR

CASI IMPOSSIBILI MLR

Tito Baldini, Daniele Biondo, Paola Carbone, Cinzia Lucantoni, Giovanna Montinari

Caro Tito,
mi fa piacere sentirti e anche avere tue notizie.
Mi piacerebbe scrivere qualcosa ma come ben sai non è facile, data la mia amicizia personale con lui.
Non è un problema quello di evitare il compromesso clinico, ma se devo essere sincero nei confronti di Marco, allora devo scrivere qualcosa riguardante il nostro rapporto e il fatto che venne in Inghilterra per lavorare con me. Ciò non comporterebbe nessun esempio clinico ma significherebbe appunto parlare del perché: il perché del suo bisogno di parlare delle sue vere convinzioni a qualcuno al di fuori dell’Italia. Ciò potrebbe essere detto in poche pagine.

SOMMARIO

ARTICOLI ORIGINALI

MARCO LOMBARDO RADICE.
Christopher Bollas

RICORDI AL FUTURO.
Attualità del pensiero di Marco Lombardo Radice
Interventi di Alberto Cellucci, Chiara Ingrao, Renata Ingrao, Giovanni Lombardo Radice, Vincenzo Leuzzi, Luigi Manconi
Diana Burratti, Roberta Patalano

ESSERE, “STARE”, CURARE
Savina Cordiale

LO “SPAZIO-TRA”
Navigando le linee d’ombra del preconscio
Paola Carbone

ARTICOLO DEL MAESTRO

DIMMI CHI ERANO I BEATLES.
Marco Lombardo Radice

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RUBRICHE

LUOGHI ISTITUZIONALI

ANTEROS
Dell’amore corrisposto e non corrisposto tra Neuropsichiatria Infantile e Salute Mentale
Antonella Anichini, Raffaella Bortino, Alessandro Mariani, Pia Massaglia, Sofia Massia, Luigi Scillia

ADOLESCENTI IN BILICO: TRA FARE E PENSARE
Alessio Aloi, Anna Maria Dalba, Aaron Nemu Henrich, Mario Manilia, Chiara Porco, Maria Katiuscia Zerbi

IL PIÙ FICO AMICO È CHI RESISTERÀ
Ilaria D’Apollonio, Bruno Errico, Francesca Fabiani, Federica Padroni, Tommaso Romani, Paola Sabocchia

RICORDARE LOMBARDONE
Graziella Bastelli

BOEZ – ANDIAMO VIA
Ilaria D’Apollonio

ALTRI PUNTI DI VISTA

STORIE ADOLESCENTI
Diana Burratti, Savina Cordiale, Roberta Patalano

APPORTI CLINICI

CHIARA/CHRISTIAN ALLA SCOPERTA DI UN CORPO PREZIOSO
Francesca Gargiulo

LA BIBLIOTECA DI AEP. RECENSIONI

Archibugi F. Il grande cocomero
Maddalena Caimorano

Guglielmi M. Raccontare il manicomio.
La macchina narrativa di Basaglia fra parole e immagini
Jennifer Virone

Massia S. (a cura di) Counseling psicodinamico. Colloquio, consultazione e restituzione in contesti clinici e applicativi
Tommaso Romeo

Per quanto riguarda la sua unicità, beh… quella è difficile da descrivere. Come si possono evitare cliché?
Per esempio egli era un uomo molto coraggioso e sicuro di sé, ma allo stesso tempo per nulla arrogante. Era uno pronto all’audacia clinica, ma come faccio a descrivere una cosa simile?

Sinceramente parlando Tito io credo che tutto quello che posso scrivere di lui è che fu uno dei più coraggiosi medici che io abbia mai conosciuto, non semplicemente una persona originale nel suo pensiero clinico medico ma coraggioso, audace nel vero senso della parola. Egli è letteralmente «uscito dagli schemi» per andare incontro agli adolescenti, incontrandoli da qualche parte nel loro territorio.
Questo è un po’ ciò che potrei dire.
Oppure potrei scrivere di lui come membro della mia famiglia a Londra. Lo amavamo tutti e festeggiavamo il suo arrivo ogni volta. Potrei parlare di come fumava il sigaro (…) e della sua irriverente sensibilità.
Fammi sapere.
Un caro saluto,
Kit

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Caro Tito,
mi fa piacere sentirti e anche avere tue notizie.
Mi piacerebbe scrivere qualcosa ma come ben sai non è facile, data la mia amicizia personale con lui.
Non è un problema quello di evitare il compromesso clinico, ma se devo essere sincero nei confronti di Marco, allora devo scrivere qualcosa riguardante il nostro rapporto e il fatto che venne in Inghilterra per lavorare con me. Ciò non comporterebbe nessun esempio clinico ma significherebbe appunto parlare del perché: il perché del suo bisogno di parlare delle sue vere convinzioni a qualcuno al di fuori dell’Italia. Ciò potrebbe essere detto in poche pagine.
Per quanto riguarda la sua unicità, beh… quella è difficile da descrivere. Come si possono evitare cliché?
Per esempio egli era un uomo molto coraggioso e sicuro di sé, ma allo stesso tempo per nulla arrogante. Era uno pronto all’audacia clinica, ma come faccio a descrivere una cosa simile?
Sinceramente parlando Tito io credo che tutto quello che posso scrivere di lui è che fu uno dei più coraggiosi medici che io abbia mai conosciuto, non semplicemente una persona originale nel suo pensiero clinico medico ma coraggioso, audace nel vero senso della parola. Egli è letteralmente «uscito dagli schemi» per andare incontro agli adolescenti, incontrandoli da qualche parte nel loro territorio.
Questo è un po’ ciò che potrei dire.
Oppure potrei scrivere di lui come membro della mia famiglia a Londra. Lo amavamo tutti e festeggiavamo il suo arrivo ogni volta. Potrei parlare di come fumava il sigaro (…) e della sua irriverente sensibilità.
Fammi sapere.
Un caro saluto,
Kit

Iniziamo in modo atipico questo editoriale immettendo direttamente il lettore nella complessità e nell’importanza dell’operazione di dedicare un numero di AeP Adolescenza e Psicoanalisi alla figura di Marco Lombardo Radice e ai suoi casi impossibili. Di fronte al trentennale della morte non è stata la nostalgia verso di lui – che ciascuno gestisce in proprio – a spingerci a tornare sul suo pensiero, quanto, piuttosto, ha lavorato il coraggio di ammettere che ci manca, iniziando a motivarci, facendoci dire che non per questo avremmo continuato a sostenere il silenzio che nel mondo scientifico ha fatto seguito alla sua prematura scomparsa.

Circa quindici anni fa il Direttore Monniello – presentazione di AeP nel passaggio dall’on-line al cartaceo – ricordò che rivista vuol dire innanzi tutto ri-vedere, ri-tornare ad approfondire, ri-portare alla luce del pensiero, e nel tempo approvò che si dedicasse una recensione al saggio letterario Mercurio, in cui Laura Di Nicola ri-proponeva al mondo culturale il periodico omonimo fondato e diretto da Alba De Cespedès, per preconcetta insipienza culturale caduto nell’oblio. Marco Lombardo Radice, oltre il reparto degenze adolescenti difficili diresse il servizio adolescenti della Neuro Infantile di Roma nota al mondo come Istituto di Via dei Sabelli, lo ricevette da Arnaldo Novelletto e lo lasciò a Gianluigi Monniello, gli ultimi due rispettivamente il direttore fondatore e il direttore di AeP prima di noi. Il nostro era altresì membro di struttura del Gruppo Romano di Studio sull’Adolescenza che, fondato da Novelletto, e partecipato da quelli che poi divennero i migliori analisti di adolescenti in Italia in intima collaborazione con la crème de la crème internazionale, diede i natali ad ARPAd.

MLR(1) è parte quindi della nostra storia e di quella dei pionieri mondiali della psicoanalisi dell’adolescenza, anche se tutto ciò non ha potuto svilupparlo per via del fine vita sopraggiunto improvviso, quarant’anni appena compiuti. Potremmo partire dalla comprensione del tanto silenzio colleganeo intorno alla sua opera e a lui, unito al fatto paradossale che se giri l’Italia professionale, chi ha realizzato al meglio le attualità «psi» per questi ragazzi disperati, ti comunica che ai tempi imparava da lui, le cui gesta divenivano indice e monito, speranza. Però, a parte apprezzabilissime operazioni di confine, quali il necrologio di Giovanni Bollea su Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, e la curatela di Luigi Manconi Una concretissima utopia, il silenzio del mondo scientifico è stato pressoché totale.

Poi scrivi a Christopher Bollas e dieci minuti dopo arriva la risposta; forse il più autorevole degli analisti viventi che vede le iniziali del nostro su una mail e nell’immediato stila. E come avete letto si lascia scivolare di penna pensieri profondi e toccanti su MLR e al tempo stesso ti comunica la sua difficoltà a farlo. A vari livelli Bollas ti tramette e non solo nel tuo fuori: che MLR si sentisse incompreso nell’Italia scientifico-psicoanalitica dell’epoca e che avesse bisogno di ampio respiro epistemologico e clinico; che come medico clinico di adolescenti gravi e gravissimi l’avessero distinto il coraggio, l’audacia, l’originalità e la non arroganza.

Questo fuori, e non è poco, ma dentro ti colpisce che la persona considerabile oggi forse il più riconosciuto psicoanalista vivente, dedito alle comunicazioni dell’inconscio affettivo, ai più ampi livelli dell’esperienza umana dell’uso della parola per esprimere l’anima, dallo psicoanalitico all’artistico, ripetutamente comunichi di non riuscire a dire degli aspetti costitutivi della personalità del nostro.

Quali erano queste «vere convinzioni»? perché se ne sarebbero potute scrivere delle pagine ma non è stato fatto? e perché Bollas continuamente oscilla tra comunicazioni che appaiono pervasive e altre sull’impossibilità a esprimersi? e poi perché compie l’operazione in apparenza scientificamente compromettente di spostare l’analisi in ambito strettamente personale, addirittura intimistico familiare e in esso collocare il nostro? e qui la nostra indagine filologico-psicoanalitica, mentre ulteriormente si complessizza, inizia forse anche a divenire più chiara: puoi cogliere l’essenza del contributo professionale e umano di MLR se prendi tutto lui stesso e tutto te senza separare, se accetti il rischio di confonderti senza per questo giudicarti debole o fuorviato, se prendi il discorso di Bollas nel carteggio e nello scritto come un essudato, una prosa poetica che coglie il senso e lo comunica al tuo dentro che sta iniziando a percepire qualcosa a te ignoto e scomodo, ignoto perché scomodo.

Col lavoro lungo, faticoso, eclettico, emozionante e formativo, che esita nella composizione finale di questa monografia, abbiamo come gruppo inteso tentare l’operazione di comprendere di cosa consista la capacità di aiuto di MLR agli adolescenti dai più giudicati persi, rilanciandola nell’attualità come un aminoacido essenziale per la genetica del moderno operatore nelle professioni d’aiuto a tali persone e per quella delle istituzioni a ciò dedicate. Non siamo del resto i primi ad avere sentito il bisogno di compiere tale operazione, e in questo ci sentiamo vicini ad August Aichhorn(2). Come lui, cercheremo di cogliere per tramandare qualcosa: l’essenza dell’efficacia dell’aiuto insita in MLR.

Il nostro spaziava sapientemente tra discipline e, utilizzandole tutte, giunse alla psicoanalisi, diremmo, né dall’alto né dal basso, ma con fertile complanarità. Forse quest’ultima è un’espressione utile per iniziare a capire.

MLR era complanare, con te come se ti conoscesse da sempre, rispettoso del tuo bisogno di distanza, frugolino per la tua esigenza implicita d’essere trovato, generoso con te come te stesso, complanare alla tua famiglia di cui entrava a far parte (3); era complanare ai suoi superiori come ai collaboratori (4). Va in supervisione da Bollas, conosciuto nella mecenatica Neuroinfantile di Bollea, e viene dalla sua famiglia assunto in quanto membro; e lo stesso Bollea al suo funerale piange la morte di un figlio (5).

MLR rispettoso e complanare con tutti: singoli, famiglie, istituzioni, curiosissimo di tutti, di entrare in tutti, assumendone il dna e così evitando qualsiasi rischio di reazione anticorpale. Eppure di lui non si parla, cioè, non ne parlano gli intimi, chi ha collaborato, chi ha ereditato e sviluppato quanto da lui messo in piedi; qualcosa ha espresso una regista ma come vedrete ne colse aspetti stile «io ti salverò» non utili a comprendere la portata del contributo; molto ne ha colto Manconi come sappiamo e come in queste pagine tornerà dopo trent’anni a fare, ma, dal mondo che MLR scelse nella propria maturità, quello scientifico dedito alla cura psicoanalitica dell’adolescenza devastata, nulla. E allora noi, per capire, usare e tramandare, abbiamo utilizzato il suo metodo e siamo entrati con rispetto, vivace curiosità e non inibito sentimento nelle sue tante complanarità: innanzi tutto la famiglia, un crocicchio di strade maestre dai nomi altisonanti di Lombardo Radice, Ingrao, Jemolo, intime con altre quali Pintor, Salvemini. Vi sbagliereste se commentaste «vabbe’ i soliti potenti», perché erano casati umilissimi, «ove – sul piano del concreto – c’era solo il necessario e alle volte anche meno» (6), ma si respirava cultura e creatività, libertà assoluta per scegliere percorsi epistemologici fin dalla tenera età, certo influenzati dalla lettura di Omero a colazione, dal tanto dedicarsi di ciascuno all’intrattenimento libresco, sempre, ovunque. Questo, e una struttura risorgimentale fusa dentro e trasmessa nelle generazioni come un’ossatura (7).

MLR, forse con nelle vene quel sangue, pompato verso la passione massima dell’aiuto agli adolescenti devastati, non ha avuto paura delle disperazioni strazianti e scomodanti dei suoi ragazzi, dai molti allontanate fin nel giudizio distanziante di malattia. Mai da lui non furono considerate in tal modo, bensì utili e vitali segnali per capire e risolvere, alla stregua di una resistenza dell’anima alla politica della dittatura del pensiero psicotico e a quella dell’imposizione a che, il proprio pensiero, psicotico, giudicato sia. Li guardava fisso negli occhi di quell’anima, così come osservava fermo la piaga purulenta e oscena del loro dolore (8), ed era come se sentenziasse: «Tu stai sereno, non avere paura, ora ci sono io, tutta questa storia ce la lasciamo alle spalle, ne veniamo fuori, seguimi… così come sei, sei già una creatura meravigliosa».

Ma all’epoca non c’era una psicoanalisi dell’adolescenza e, tantomeno, una, pronta, matura, a cogliere ciò (9). Altro: la cultura enciclopedica di MLR lo rendeva di casa nella tradizione letteraria: Guerra e pace letto a cinque anni di vita, e da quelli ai venti l’incontro con tutta la narrativa italiana e straniera assunta con la lettura diagonale (10); l’adolescenziale concezione di se stesso medico come la madre Maria Adele Jemolo, ma, il nostro, dell’anima, precocemente «psichiatra e psicoanalista» come ricorda Manconi: aveva vent’anni. A venticinque realmente medico, esprime poco dopo un amore viscerale per il divenire adolescente in Porci con le ali e ne rifugge il successo planetario andando a svolgere volontariato come medico nel libano in guerra. Era il 1976. Quando torna incontra nel suo cammino il ruolo accademico ma anche un bambino africano orfano di padre con sua madre, e li prende in casa (11).

Lavorando sul pensiero e l’opera di MLR ogni volta ti sembra che giungi al punto di avere capito ma subito ti si apre un nuovo capitolo e devi ricominciare, e però, con tutto ciò, senti che avvicini la meta. In tal senso, il concetto di «irriverente sensibilità» evocato da Bollas può essere utile, come aggiuntiva porta di accesso: provocando e forzando il pensiero come amava fare lui, sosteniamo come non si possa dire che MLR sia stato un medico, uno psichiatra, uno psicoanalista in analisi di training, il caporeparto di un prestigioso, nonché unico, centro di ricovero, diagnosi e cura per adolescenti gravi e gravissimi nell’Italia del Centro- Sud di allora, il responsabile di un reparto universitario di psicoanalisi di adolescenti, un romanziere noto nel mondo, un cultore di storia, letteratura, politica, un linguista (12). No. Per cercare di chiudere volendo anticipare qualcosa sul cuore dell’enigma, da trasmettere ai posteri nell’aiuto, MLR, è stato, e continua ad essere nelle nuove generazioni – come quelle che hanno contribuito a comporre con noi questo numero, figli dei suoi figli professionali – qualcosa di personale; egli fu ed è, per tutti, quindi, una questione intima, privata (13).

Alta era la dimensione pubblica del nostro, il suo sviluppare solo in una condizione di gruppalità, eppure, una cosa che pensiamo sia da tramandare è la sua naturale attitudine a porsi complanare con le aree più profonde e privatissime della tua anima, e con lui e là non ti devi difendere, e gli perdoni tutte le marachelle come quella di essere morto a quarant’anni perché lui è stato là, e continua a collocarcisi in chi indirettamente lo conosce tramite il lavoro svolto nelle decadi da molti di noi. Forse tratta dalla vita in una dimensione famigliare estremamente onesta sul piano intellettuale, era dotato di un’empatia istintiva per ciò che negli anni la migliore psicoanalisi ha sviluppato concettualmente come Controtransfert.

Quindi tornando al punto, forse tu, di certe cose che senti tanto viscerali, non ne parli. Altre persone e altre istituzioni, con lui meno intimi, a nostro avviso sono forse stati motivati all’oblio della sua opera da profondo timore evocato dal suo pensiero apparentemente ingenuo che poteva dire la verità: lucido, libero, dissacrante e con ciò avvalorante persone e istituzioni.

In questo passaggio essenziale stiamo cercando di descrivere qualcosa che riguarda il destino di chi tra gli «psi» si sia avvicinato con maggiore intimità alla propria e altrui follia, da Ferenczi a Tobino a Basaglia; lo stesso Freud allontanato dall’accademia viennese pei Tre saggi e cordialmente evitato da Schnitzler. Si tacciano d’immoralità, d’incapacità di gestire affetti, ma, nel fondo, chi apre con coraggio alla follia come parte di tutti noi, spesso viene portato alla luce solo dopo fasi di oscurantismo motivate da difese psichiche personali e gruppali profonde.

Tra le declinazioni di tale delicata questione – che del resto interessa l’intera storia della psichiatria e della psicoanalisi – s’evidenzia la scomodità del personaggio, e, in tal senso, ripartiamo dalla «irriverente sensibilità». MLR era sensibile a tutto, dallo scibile psichiatrico-psicoanalitico ai dogmi della vita, alle religioni, alle istituzioni, era quindi rispettosissimo (14) e delicato ovunque si muovesse, però mai ossequioso, non una «riverenza». Oggi potremmo comprendere, per usarlo, che, attraverso tali modalità, egli poteva, rispettosamente, entrare ovunque, e «stressare» dispositivi come le teorie, psicoanalitica compresa, le istituzioni e le singole persone, testandone e così valorizzandone identità, forza e capacità di tenuta, al fine di utilizzare tutto ciò ai propri scopi, che erano come sappiamo la cura dell’adolescente disperato.

Non dall’alto né dal basso, costruttivamente dialogava e dialettizzava con le istituzioni, specie se rendevano impossibili casi salvabili di adolescenti gravissimi; analogamente incontrava la psicoanalisi, e ci chiediamo se non andasse per questo a Londra e più che altro presso Bollas, provenendo da un respiro culturale psicoanalitico italiano forse allora ancora «provinciale», ove nella didattica si riteneva che se «sbagliavi» un’interpretazione verbale perdevi il paziente. Del tutto lontano da quanto sopra, MLR era completamente immerso nel Controtransfert quando ancora come abbiamo visto non si faceva se non nell’eretismo psicoanalitico di matrice post-ferencziana, oppure se eri un grande, come Bollas, come Winnicott e con lui Milner e Little. Ma Winnicott era già morto e il nostro senza esitazione scampanellò alla porta di casa del suo futuro amico Kit con la naturalezza con cui noi a quella del nostro intimo in adolescenza. E forse di questa cosa del CT Bollas s’accorse e s’accese.

Ma a MLR l’eretismo s’attagliava come un abito fatto in casa: lui, rispettoso, portava i propri risultati ai congressi internazionali di psicoanalisi, co-firmando gli scritti col suo capo Giannotti ufficialmente invitato; la sua famiglia, resistente sotto il fascismo, comunista in era democristiana, individuante una didattica libera per tutti i bambini, nessuno escluso ai tempi delle classi differenziali e delle espulsioni definitive, eretica lo era sempre stata.

Perché attraversa l’opera di MLR come un’ossatura, non ha un posto preciso di collocazione ciò che stiamo per dire: il nostro non s’è mai sentito non solo superiore a qualcuno, ma neanche diverso da qualcuno, e questo fatto raggiungeva il massimo livello con l’adolescenza. È un concetto difficile da sviluppare perché egli allo stesso tempo era molto protettivo, adulto, «coraggioso» e grande e «sicuro di sé», eppure poneva un’attenzione totale al discorso di chiunque, in ispecie se bambino: non come un adulto verso un bambino, ma come un amico che dall’altro sta per trarre molto; analogamente, all’adolescente faceva sentire che come e più dell’adulto possedeva la saggezza, la capacità di riflessione, la portata del pensiero e la realizzabilità dell’opera. I suoi primi consiglieri erano i suoi ragazzi e ai convegni internazionali poteva portare le loro teorie, così come quelle dei giovani collaboratori, neanche medici o psicologi, poco più che ragazzi, poco meno che «difficili».

Altra condizione che attraversa è che MLR, quando formava i suoi più intimi collaboratori, per anni proponeva solo percorsi nella narrativa, sostenendo che essa incontri e contatti l’intimo come i testi scientifici non riescono, e a lungo ci si fermava su quanto, dentro, tali evocazioni, suscitavano, in te, in lui stesso e nel gruppo. La teoria e la metodologia scientifiche entravano solo dopo che si fosse consolidato in te giovane il contatto col te stesso meno difeso, e questo non solo ma anche attraverso il linguaggio narrativo e poetico.

Per raggiungere lo scopo di comprendere e utilizzare l’essenza del contributo umano e scientifico di MLR, inscindibile nei due elementi, come vedrete abbiamo pensato necessaria un’operazione di ampio respiro, che spaziasse dal cogliere la voce dei Colleghi che hanno realizzato la psichiatria psicoanalitica dalla riforma Basaglia a oggi (15), al nuovo che, nell’ambito dell’intervento di «operativa di strada», di «bassa soglia», di semiresidenzialità e residenzialità, a partire anche dalle escursioni pioneristiche di MLR, negli stessi suoi e loro «territori», è stato esplorato e consolidato, sempre preservando l’evoluzione strutturale di teorie, metodologie e professionalità nell’orientamento psicoanalitico, come una sorta di base epistemologico-intimistico-esperienziale nella quale fondarci e fondare, e, «in assicurata» dentro di essa, provvedere ai necessari sbilanciamenti, per estenderla e veicolarci nei luoghi più impervi della sofferenza adolescenziale.

Era quindi anche necessario un approfondimento ermeneutico dei testi artistici di MLR per capire come tale sensibilità sia stata utilizzata e sia utilizzabile nello specifico della nostra disciplina; analogamente abbiamo ritenuto utile approfondire la conoscenza della famiglia, degli amici più intimi, dei colleghi che con lui iniziarono l’avventura e che ora dirigono l’Istituto universitario ove tutti professionalmente nacquero. E nell’arte abbiamo spaziato anche verso l’esperienza musicale, che lavora intimamente sul ritmo interno come vissuto fondamentale, tanto più in adolescenza.

Per svolgere tali operazioni epistemologiche siamo ricorsi a strumenti diversi, entrati nella tradizione ARPAd-AeP, quali l’intervista. Va segnalato che la Monografia raccoglie un coagulo di tanta produzione, che di ogni sezione di questo numero si potrebbe sviluppare un intero volume e di alcune non è detto che non si farà, anche perché gli Autori, appassionati dal lavoro, lo reclamano. E qui un passaggio centrale: la modalità di lavoro è stata, nel solco del nostro e nella nostra tradizione, specificamente gruppale: gruppi e sottogruppi hanno condiviso tutto, e, vi garantiamo, in essi, l’ammontare affettivo-emotivo, dopo ciascuna escursione nei territori di MLR, è stato notevole: più o meno ciascuno, tra intervistati e intervistatori, tra Autori e redattori, ha dichiarato che la conoscenza diretta o indiretta del nostro gli ha cambiato la vita.

Tali aspetti, comprensivi dei nostri limiti, li rimettiamo al vaglio del Lettore che supererà i confini della nostra capacità di utilizzare affetti e saperi per trasmettere risorse di cura. Le coordinate che troverete in ciascuna escursione – tra le distese infinite della Via Franchigena coi detenuti, come nei luoghi più reconditi della perdizione urbana coi ragazzi più difficili – sono le stesse di MLR e della nostra Scuola: rigore nello studio scientifico e in genere nella preparazione culturale, riconoscimento alto e pieno nella psicoanalisi, elezione della dimensione di gruppalità costruita su affetti, proiezione verso ogni apertura che favorisca l’aggancio con l’adolescente disperato e il suo dolore. L’Articolo del Maestro è un lavoro che MLR scrisse a ridosso della morte, intuendo che si stesse avvicinando (16), e forse in qualche modo raccoglie tutto il suo contributo e lo rilancia. Un essudato d’anima (17).

Che vuole dire questo numero nel percorso di ARPAd-AeP?

Vuole significare che, nei trent’anni dalla morte di MLR, non ispirati a lui, ma operanti nel lavorare lo stesso solco, abbiamo portato avanti, con le piccole e grandi risorse che abbiamo, quella linea di pensiero che qualifica e storicizza il nostro gruppo: un pool di studiosi eclettici, alle volte raffinati, legati a doppio mandato alla psicoanalisi, ma in essa mai bloccati, a più livelli in essa ispiratori di novità, sviluppi e aggiuntive articolazioni, incuranti delle iniziali perplessità e confermati dalla clinica, con operazioni di esegesi ed ermeneutica dediti al mantenimento in ottima salute delle radici e alla loro trasmissione ai «figli psi» per i quali, unitamente alla ricerca, dedichiamo le energie migliori; una tradizione che ci porta a collaborare – offrendo formazione, supervisione, percorsi di ricerca e studio nazionali che uniscono ed esitano in volumi AeP – senza pregiudizi verso chi, a qualsiasi titolo, operi dalla preadolescenza alla giovane adultità in crisi; impegno nostro che contribuisce a portare il lavoro psicoanalitico complanare con la nobile «soglia bassa» delle istituzioni del pubblico e del privato sociale con cui collaboriamo, e con quelle oramai storiche che abbiamo avvitato, da «Rifornimento in volo» al «Centro Rampi», agli sportelli «psi» per adolescenti ai Pronto soccorso, alle comunità per adolescenti difficili, alle tante realtà di semi-residenzialità che a noi s’ispirano e da noi traggono, e, last but not least, complanare con la politica amministrativa di Città, Regioni e Province italiane e in collaborazione con analoghe modalità attive all’estero.

Nel solco comune con MLR, nei decenni in cui il nostro già riposava hanno ancora scavato Novelletto e Monniello, e insieme a loro noi che proseguiamo l’opera, in memoria e in creatività, in «irriverente sensibilità». Noi per aiutare adolescenti pensiamo tra altro fondamentale la cultura ad ampio spettro, psicoanalitico-classica, letteraria, musicale, cinematografica, storica, e per questo ci siamo impegnati e c’impegneremo in altrettanti approfondimenti con Monografie AeP, formazione e supervisione in casa nostra o nei luoghi della vita sociale, della crescita e dell’aiuto per adolescenti, ma anche con cineforum ed eventi di letteratura, di cultura dell’aiuto sintonico tra istituzioni dello Stato, e di cultura in genere.

Tentando una sintesi conclusiva, ci domandiamo: quale è l’opera e quale la trasmissione? Proviamo a elencare:

  • la cura della psiche (anima) non è patrimonio della psicoanalisi, ma dello psichismo che, occupandosi di curarsi con reciprocità asimmetrica, realizza l’Umanità; la psicoanalisi è il dispositivo più efficace per applicare tale risorsa presente tra gli umani, renderla opportuna, trasmissibile, assumibile e verificabile. Con rispetto alto, e interpretazione in esegesi ed ermeneutica del costrutto freudiano, si deve aggiornare la psicoanalisi, come faceva Freud relativizzandola e valorizzandola con la sottomissione al vaglio della clinica e della ricerca scientifica. L’«audacia» in tal senso ha contribuito in maniera significativa a realizzare una psicoanalisi dell’adolescenza. La psicoanalisi quindi rinforza caratteristiche che già sono patrimonio dell’Umanità, consistenti nella possibilità tra umani di contattarsi reciprocamente a livelli di profondità che superano la barriera tra gli psichismi stessi, mescolandone e confondendone i contenuti; l’Umano che soffre, così e solo così, si cura, perché nell’intimo non è più solo; tutto il resto (crolli psichici, stati limiti, gravissime sindromi «psi» ecc.), a quel punto dell’esperienza condivisa, non solo non risulta mortifero – e si può affrontarlo e superarlo «senza paura», da una parte e dall’altra di tanta devastazione – ma anche diviene germoglio di speranza e riavvio della vita psichica;
  • far nascere, crescere e mantenere viva ed eccitata in se stessi – e trasmettere ad allievi, e a tutti i livelli di collaborazione, dal mondo psicoanalitico a quelli sociale e civile – la passione per l’aiuto all’adolescenza in difficoltà di volo e l’amore indiscusso per questi ragazzi. Operazione a cui vanno dedicate energie con generosità, un vero investimento di cui si potrebbe dettagliare;
  • connesso e in sviluppo di quanto sopra, investire le migliori energie per la realizzazione di una dimensione gruppale, con forti connotazioni clan-familiari, in cui vivere noi, crescere allievi, maturare collaborazioni, articolazioni come gangli vitali del corpo dell’aiuto al ragazzo in caduta libera. Nulla come il gruppo serve a noi per motivarci e per riuscire ad aiutare adolescenti, e nulla come la dimensione gruppale serve per aiutarli quando stanno precipitando;
  • pensare che l’aiuto in tal senso psicoanalitico all’adolescente in difficoltà passi per porte che solo l’adolescente apre e che le apre solo se noi già stiamo dall’altra parte, pronti e in attesa; passaggio, più spesso pertugio, che sia di cultura o di cultura della non cultura, di studio o di strada, di musica, cinema, sport, sostanze. Noi, là, di là, già là, sorridenti, come sorridevano loro Novelletto, Monniello e MLR;
  • ogni ragazzo difficile è in un romanzo difficile, e rispetto a ciò noi abbiamo la possibilità di cambiarlo con uno altrettanto autentico che piaccia a noi e che finalmente piaccia a lui stesso, infondendo nel govane sentimento e stima di sé e fiducia per il futuro: nostri sentimenti, alti, su di lui, lui che per noi, nonostante le sue piaghe e molto anche per esse, «è a ragione così necessario», parafrasando Pasolini e MLR in Dimmi chi erano i Beatles che leggerete. Ma per riuscire a fare questo ci dobbiamo veramente impegnare, una sorta di militanza in cui, con «irriverente sensibilità» e complanarità utilizziamo il lavoro di chi ci ha preceduti, rilanciandolo nell’oltre che saranno i nuovi studi e le nuove generazioni di adolescenti e di loro «acchiappatori nella segale», con le nuove fragilità e le sofferenze di entrambi; e gli incontri con discipline ed espressioni del pensiero umano per noi sempre più integrabili e utilizzabili (la metapsicologia e tutte le declinazioni del pensiero psicoanalitico, la pedagogia, l’educativa, storia e filosofia, religioni, arte e creatività in genere, e così via). Convincere questi adolescenti che in verità sono protagonisti unici del loro bellissimo romance è nell’eredità di MLR, come leggerete; riuscire a farlo è stata parte della nostra missione di clinici; trasmettere ad allievi e Realtà di collaborazione come fare è parte dello scopo di ARPAd-AeP e di questa Monografia; – dato quanto sopra: non avere paura, e insegnare a non averne (18), del lato più sconvolgente della sofferenza di ragazzi al limite della possibilità di tenuta, ma, anzi, infondere loro la certezza che se stanno così è perché sono vivi, che noi abbiamo già visto il film e che sappiamo finisce bene, e che i tifoni si superano solo a barra dritta nella tempesta (19).

Questo numero non sarebbe stato senza il contributo irrinunziabile di Savina Cordiale, intima di MLR con cui abbiamo condiviso ogni passaggio, e senza la piena e coraggiosa collaborazione di tutto il direttivo, che si esponeva in consigli provvidi e azioni dirette e impegnative, come quella di Giovanna Montinari al momento opportuno ricordata in nota.

Ma non sarebbe divenuto anche senza il contributo dei tantissimi Autori e del gruppo editoriale AeP: tutti hanno con passione faticato molto e, a loro dire, ricevuto molto, dall’esperienza messa su. A tutti va il nostro sentito ringraziamento.

NOTE

1. Per nominare l’Autore useremo spesso il suo acronimo, come nel sottotitolo di questo numero.
2. August Aichhorn fu un educatore talentuoso che salvava gioventù traviata ai tempi di Freud, e che a un certo punto si pose il problema di come rendere la sua naturale abilità in metodo riproponibile alle nove generazioni di professionisti. Tale intento lo portò ad avvicinare con scrupolosità di studioso molte discipline attive all’epoca, fino ad approdare alla psicoanalisi, e lì fermarsi, perché comprese che essa, e solo essa, sarebbe servita al suo scopo. Primo esempio di psicoanalisi applicata valorizzato da Freud con la sua prefazione al libro-memoria del giovane operatore, ouverture in cui il fondatore della nostra disciplina per la prima volta espresse il termine di condizioni «al limite» della mente, stato psichico tanto poi studiato dalla psicoanalisi francese, e dalla nostra Scuola aggiuntivamente approfondito, nella teoria e nella clinica, nello specifico della dimensione adolescenziale.
3. MLR sapeva entrare nella tua famiglia dalla tua parte di saperci e volerci o non volerci stare; e ti accorgevi che allo stesso tempo entrava dalla parte degli altri suoi componenti, mettendoli a loro agio, dentro loro stessi come pure in te. Tutto ciò avveniva in atmosfera psichica di armonia, come se riuscisse a tessere insieme le ragioni di tutti, costruendo tessuti misti, colorati e resistenti. Fare questo a MLR veniva naturale, e forse noi, confermandone l’importanza, potremmo impegnarci per comprendere come renderlo apprendibile, dai nostri allievi, e replicabile, nel loro lavoro con gli adolescenti fortemente disturbati.
4. MLR diceva al proprio Direttore di Cattedra Adriano Giannotti, in riunione con la squadra colleganea al completo: «Prof. questo ragazzo glielo accolgo, ma lo sa, non mi parli poi di dimissioni se dà fastidio»; così come riconosceva i diritti e le lotte degli infermieri, e parlava affabilmente per ore con la contadina, madre di un suo adolescente che quella ne usciva rapita nonostante lui infondo stesse lì a dirgli che suo figlio non sarebbe dovuto rientrare a casa.
5. «Che da bambino in montagna non saliva di un metro, ma che ti sapeva dire tutto di quel fiore» (cfr. Giovanni Bollea, cerimonia di esequie di MLR presso l’allora INI di Sapienza Università di Roma, relazione orale non pubblicata).
6. Trovate questa e altre notizie sulla famiglia nel bel volume stilato da Chiara Ingrao che cura una raccolta documentale sulla madre Laura Lombardo Radice. Lombardo Radice L., Ingrao L. (2005). Una vita soltanto. Milano: Baldini Castoldi.
7. Struttura risorgimentale che tra altro portò tutti ad essere naturalmente resistenti durante il fascismo. Per far capire il senso di ciò, raccontiamo che, quando il giovanissimo papà Lucio, come lo zio Pietro Ingrao, fu arrestato dalla furia nazifascista, sua madre, istriana, nonna del nostro, non vedendolo più, infine informata commenta: «Ah, mi credevo che stesse male»; mostrando che in quella famiglia fosse del tutto normale finire arrestati con probabilità di morte a causa della lotta per la libertà.
8. Condizione ben descritta da Dostoevskij nei «Pro e contra» de I fratelli Karamazov, opera da MLR inserita tra i testi-base per la formazione.
9. È pensabile fu per questo che il nostro seguì con speranza l’avvio del pensiero dei Laufer, traducendolo dall’inglese per «l’insipienza dell’editoria italiana» di settore, da lui denunziata e da Novelletto e Monniello risolta.
10. La cosiddetta «lettura diagonale» consiste in un’operazione di veloce attraversamento diagonale della pagina da leggere, che, a chi fosse capace di usarla, permette di leggere in tempi molto ridotti.
11. Fetsum (Feta Zuma) fu il suo primo «più che figlio», come di tali assistiti qualcuno scrisse nei necrologi; a lui ne seguiranno molti con al vertice Alberto, tutti amatissimi, la maggior parte salvati.
12. Bilingue in inglese, MLR parlava fluentemente francese e tedesco, greco e latino.
13. «Ognuno ha dentro il suo MLR», intuì un trentaquattrenne Monniello alla sua morte (comunicazione non pubblicata).
14. Ateo, s’arrabbiava oltremodo se i suoi ragazzi cadevano in espressioni di blasfemia.
15. I quali dal Nord italiano hanno risposto in massa, anche accettando, per esigenze editoriali, riduzioni dolorose ai loro ottimi contributi. La nostra gratitudine a tutti costoro è enorme, a iniziare da Sofia Massia, nostra Corrispondente torinese, che ha curato la realizzazione della complessa operazione.
16. Lo confidò a qualcuno di noi, al quale a seguito Adriano Giannotti confermò che pure con lui il nostro ne aveva parlato.
17. A seguito della sua lettura, poco dopo la morte del nostro, Andreas Giannakoulas, nel mondo riconosciuto un accreditato psicoanalista della Scuola britannica, disse a uno di noi: «Marco era veramente eccezionale»; lo fece telefonandogli alle tre del mattino, commosso.
18. Parafrasando l’ultimo Wojtyla, con «la morte in faccia».
19. E magari regali loro il bellissimo, omonimo racconto lungo di Conrad, Typhoon, che, vi assicuriamo, divoreranno e useranno.