Anno 2019 - N.1 - Transgenere

TRANSGENERE

Tito Baldini, Daniele Biondo, Paola Carbone, Cinzia Lucantoni, Giovanna Montinari

Cambiare genere in adolescenza è un compito evolutivo particolarmente gravoso, che se non adeguatamente accompagnato rischia di provocare sofferenze insopportabili. Il tema dell’identità di genere, da non confondere con la scelta delle preferenze sessuali, è un tema centrale dell’adolescenza. Crescere di per sé è difficile e fra i compiti evolutivi quello di realizzare la scelta di genere è tra i più complessi e temuti dagli adolescenti. È una scelta che prevede di accettare la differenza e d’integrarla all’interno del proprio Sé. In particolare il compito di accettare la differenza di genere comporta l’accettazione della mancanza e del desiderio del rapporto con l’altro, come ricorda Kaës (2012, p. 96).

SOMMARIO

ARTICOLO DEL MAESTRO

L’USO DI METAFORE PER COMPRENDERE LO SVILUPPO DELL’INDENTITÀ DI GENERE ATIPICA E IL SUO IMPATTO PSICOSOCIALE
Domenico Di Ceglie

ARTICOLI ORIGINALI

ATTUALITÀ DEL SESSUALE E INATTUALITÀ DELLA SESSUALITÀ?
Amalia Giuffrida

L’INCONGRUENZA DI GENERE TRA CLINICA, TEORIA E IDEOLOGIA
Franco Alberton

IDENTITÀ DI GENERE E IDENTITÀ SESSUALE
Vittorio Lingiardi, Nicola Nardelli

GENDER OVVERO DE…PIÙ ABLATIVO
Sofia Massia, Alessandra Aragno

APPORTI CLINICI

I-GENDER ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ
Dalla fantasticheria all’uso dei videogiochi
Angelo Bonaminio

L’ADOLESCENTE E LA FANTASIA
Francesca Di Giacomo

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RUBRICHE

LUOGHI ISTITUZIONALI

AMORE SPIETATO
Valeria Cappiello, Francesca Fabiani, Valentina Farace, Tommaso Romani, Alessandra Salvati, Carlotta Zoncu

PER AIUTARLI A CRESCERE

GRUPPO DI PAROLA E IDENTITÀ DI GENERE
Un’esperienza di confronto ed elaborazione della problematica gender tra adolescenti
Aaron Nemu Henrich, Elena Farchica

MIGRANTI

FUORI LUOGO/FUORI TEMPO
L’esperienza dei migranti minori non accompagnati tra sguardo antropologico e ascolto analitico
Virginia De Micco

ARTE

GIRL DI LUKAS DHONT (2018)
Anna Stolfa

XXY DI LUCIA PUENZO (2007)
ARIANNA DI CARLO LAVAGNA (2015)
Maria Iannone, Anna Maria Stolfa

LA BIBLIOTECA DI AEP. RECENSIONI

Introduzione alle recensioni sul transessualismo
Paola Catarci

The treatment of Adolescent Transexuals: changing insights
P.T. Cohen, H.A. Delemarre-Van de Waal, L.J.G. Goreen (2008)
Giusy Daniela Spagna

Families in transition: A literature review
Myrte Dierckx, Joz Motmans, Dimitri Mortelmans, Guy T’sjoen (2016)
Christina Iannicelli

Depth Psychotherapy with Transgender People
Fraser L. (2009)
Andrea Ballone

The body one has and the body one is:
understanding the transsexual’s need to be seen
Lemma A. (2013)
Maddalena Camoirano

L’immissione nell’ordine della differenza può essere facilitata oppure ostacolata dal proprio ambiente e dalla propria cultura. Quando la differenza riguarda il rapporto fra il sesso biologico e l’identità di genere il dolore evolutivo è quasi inevitabile.
Tale dolore accompagna la scelta di genere anche quando essa è coerente con il proprio sesso biologico ed anche quando tale scelta è accompagnata e sostenuta sia dal gruppo dei pari che dagli adulti di riferimento attenti e sensibili, che si offrono come validi modelli identitari. Ma quando tale scelta deve essere realizzata in clandestinità, tradendo le aspettative dell’ambiente, con la prospettiva di realizzare una lungo e doloroso percorso per realizzare la trasformazione del proprio corpo, possiamo ipotizzare un’acutizzazione del dolore evolutivo (Biondo 2017) e della fatica di conquistare un posto nel mondo. Occorre in questo caso realizzare un transito. Un transito che necessita di tempo, di delicatezza, di profondo rispetto, di ascolto. Un transito che può essere bloccato dal dogmatismo e dal moralismo con cui questa delicata questione viene spesso affrontata anche in ambito psicoanalitico. Ecco perché ci sembra utile la prospettiva evolutiva proposta da Domenico Di Ceglie e da Franco D’Alberton nei loro rispettivi scritti presenti in questo volume, che pone l’accento sulla «salute sessuale» degli adolescenti e sul loro diritto di accedere ad adeguati servizi e trattamenti sanitari che sostenga- no e accompagnino tale difficile transizione. Affrontare la questione in termini evolutivi e di disagio emotivo permette di superare vecchi stereotipi e moderni stigmi sociali che spingevano i clinici fino a pochi anni fa, come puntualmente ricorda D’Alberton, a classificare tale problematica in termini di malattia mentale, affibbiandole pregiudizialmente una diagnosi psicopatologica che andava dal «disturbo da identità di genere» alla «disforia di genere». Già nel 1983 Novelletto, nel suo straordinario scritto Mostruosità, Contaminazione, Metamorfosi, simpatizzava con l’adolescente che accettava la sfida della metamorfosi verso sviluppi atipici, rivendicando la capacità dell’adolescente: «di far sopravvivere la propria identità al di là della vicenda insormontabile nella quale si è trovato coinvolto» (ivi, p. 18). Qualche anno dopo lo stesso Novelletto (2003) denunciava il rischio etichettante e discriminatorio delle diagnosi psichiatriche sull’omosessualità allora in voga nei manuali del DSM.

Nel contributo di Domenico di Ceglie che apre questo volume viene ampiamente raccontato il lavoro con bambini e adolescenti che hanno forti dubbi sul loro genere. L’Autore usa la bella metafora del passaggio tra Scilla e Cariddi: la Scilla della loro attribuzione ad aspetti mentali trascurando la realtà del corpo e la Cariddi del concentrar- si sulla realtà biologica trascurando l’influenza degli aspetti emotivi. A suo parere qualunque scelta in questo percorso comporta pericoli, compromessi e costi emotivi da pagare sia per i diretti interessati che per i professionisti coinvolti in questo complesso lavoro. Un lavoro in cui viene chiesto di lasciare da parte valutazioni, giudizi e pregiudizi, di sostenere dubbi e incertezze in un attento ascolto di quanto si sviluppa nella relazione con il singolo adolescente che si rivolge ad un professionista. La difficoltà di attenersi a una scelta astinente di ascolto, rispettoso e privo di preconcetti, spinge molti contesti clinici ad adottare atteggiamenti da crociata che spingono verso soluzioni rapide e attive. Come se non si possa concedere agli adolescenti tutto il tempo e lo spazio di cui hanno bisogno per elaborare tale difficile trasformazione; come se la furia ideologica di dare un’immediata risposta al bisogno dell’adolescente (ma anche dei suoi adulti di riferimento, nonché degli altri clinici che li prendono in carico) di trovare risposte concrete, spenga la possibilità di offrire ai ragazzi spazi, servizi ed esperienze transizionali, in cui potersi sperimentare psichicamente per traghettarsi verso la possibilità di realizzare una scelta di genere consapevole e coerente. Assistiamo, infatti, con preoccupazione ad una certa radicalizzazione del dibattito su questo tema. Pensiamo che a fronte del rischio di marginalizzazione e di stigmatizzazione dell’adolescente transgenere, oggettivamente ancora molto forte nella nostra società, non si debba sottovalutare il rischio opposto di ideologizzare il problema, di estremizzare i termini della questione, perdendo così di vista la storia specifica di ogni adolescente, la complessità e la ricchezza di cui ognuno di loro è portatore, nonché la possibilità che in alcuni casi ci siano aspetti problematici inerenti lo sviluppo pulsionale. «Falle nella costituzione della realtà psichica», come le definisce Amalia Giuffrida in questo volume, esiti traumatici o meccanismi difensivi che richiedono una presa in carico terapeutica. Giustamente Giuffrida ci invita ad adottare uno stile relazionale «debole e aperto», esortando- ci a fare il lutto nei confronti delle sicurezze che emanano le teorie, per accedere alla capacità negativa descritta da Bion nella quale lei, insieme a Di Ceglie, individua una possibilità di cura nei confronti di questi giovani «lasciandosi attraversare dal dubbio e dal mistero» e dal proprio sessuale infantile. La psicoanalisi dell’adolescenza ci viene particolarmente in soccorso in questo compito: non a caso essa ha enfatizzato l’importanza di offrire agli adolescenti un’esperienza di cura caratterizzata in termini transizionali (sia di esperienze transizionali che di spazi transizionali) al fine di aiutarli a scoprire il proprio Vero Sé, quello autentico creato/trovato che solo il processo adolescens promuove. «Se abbiamo un posto dove mettere ciò che troviamo», afferma Winnicott nel suo illuminante scritto La sede dell’esperienza culturale (1967, p. 158), la transizione di genere può essere realizzata senza estremizzare la crisi, trovando una propria personale soluzione fra l’eredità biologica e la creazione identitaria, fra la propria natura sessuale e la cultura identitaria intima del proprio Vero Sé. Nell’ambi- to di queste dinamiche, risulta illuminante il contributo di Vittorio Lingiardi e Nicola Nardelli, che fa chiarezza sulle diverse forme di confusione di genere, aiutandoci a superare alcuni stereotipi di genere e a comprendere quello che Lingiardi definisce stress ezio(pato)genetico, che porta l’adolescente ad interrogarsi sulle cause del proprio orienta- mento sessuale. In particolare Lingiardi e Nardelli affrontano l’attuale questione delle discriminazioni che devono affrontare gli adolescenti non conformi all’interno della scuola. L’ambiente scolastico rappresenta per i due Autori un chiaro esempio di come lo stress di genere possa incidere negativamente sui percorsi di sviluppo, poiché attiva il cosiddetto «bullismo omofobico». Il poter usufruire di un adeguato sostegno psicoterapico diventa in questi casi ancor più urgente. Grazie alla psicoterapia, come documenta il caso di un giovane gay presenta- to da Lingiardi e Nardelli, l’identità di genere e l’identità sessuale possono essere elaborate e integrate in un’identità coesa.

Siamo convinti che la relazione analitica permetta all’adolescente l’esplorazione dei nuovi confini identitari promossi dal processo adolescens e l’appropriazione del proprio corpo sessuato attraverso la libera fluttuazione tra il dentro e il fuori, l’oggetto e il soggetto, la natura e la cultura, l’Io e gli altri, l’illusione e la delusione, l’estraneità (inteso come sentirsi diverso) e la coerenza (inteso come sentimento soggettivante). La trasgressione della differenza di genere è sostenuta dai fantasmi di auto-generazione e di realizzazioni incestuose (Kaës 2012, p. 96), che se non adeguatamente elaborati possono sfociare in personalità narcisistiche o simbiotiche. Ma nello stesso tempo tale trasgressione è funzionale al compito irrinunciabile di diventare se stessi in modo autentico ed inedito. Come ricorda Novelletto (2003) con il termine «identità» s’intende quel processo che assicura «l’autenticità del Sé» (ivi, p. 175); quando la scelta identitaria non è conforme al sesso bio- logico «ha comunque un effetto strutturante e soggettivante» (ivi, p. 176). È proprio in quest’area transizionale che Angelo Bonaminio, nel suo contributo clinico in questo volume, inserisce la funzione dei dispositivi digitali e dei social network, che possono coadiuvare l’adolescente a svolgere il compito dell’elaborazione di alcuni aspetti del processo pubertario e della costruzione dell’identità sessuale e di genere. Bonaminio documenta l’avventurosa ricerca della propria identità che l’adolescente realizza nell’uso delle tecnologie digitali e nei videogiochi, dove ha la possibilità di sperimentarsi in uno spazio intermedio fra realtà e fantasia, attraverso la creazione e costruzione di avatar o di profili sociali nei diversi aspetti della propria identità di genere e sessuale senza dover necessariamente agirla.

Un ulteriore vertice transizionale da cui si può osservare il dispiegarsi del processo identitario adolescenziale è la pratica che il soggetto fa dell’altro e dell’alterità attraverso la relazione con il gruppo dei pari. In questo volume proponiamo la tematica del gruppo da due di- verse prospettive: quella del «gruppo di parola» all’interno di un laboratorio esperienziale e quello del gruppo all’interno di una Casa famiglia. La prima prospettiva gruppale è offerta dallo scritto di Aaron N. Henrich ed Elena Farchica, i quali ci permettono di osservare come il Sé multiplo dell’adolescente prenda in prestito, per trattare il tema del transgenere, tratti parziali della personalità degli altri con i quali l’Io è in una relazione affettiva per costruire se stesso. Nella seconda prospettiva le vicende amorose di un gruppo di ragazzi e ragazze vengono catalizzate dall’ingresso in casa di un adolescente transessuale, Carlo. Il gruppo degli operatori della Casa famiglia Rosa Luxemburg, Valeria Cappiello, Francesca Fabiani, Valentina Farace, Tommaso Romani, Alessandra Salvati e Carlotta Zoncu, racconta come sono riusciti a dare a Carlo la possibilità di vivere e sperimentare tutto l’odio per il proprio corpo e per l’altro, attraversandone con lui il dolore in una ricerca di significato. Nonostante lo sconforto e la disperazione che Car- lo induceva negli operatori e nei ragazzi della Casa Famiglia, per lui è stato salvifico riuscire a sopravvivere al suo odio e trovare l’amore senza pietà (ruthless love) di cui parla Winnicott e che presta il titolo a questo bel lavoro.

Nelle diverse vicende cliniche raccontate nel volume si comprende l’importanza di garantire all’adolescente che transita da un genere all’altro spazi transizionali in cui poter realizzare tale essenziale compi- to identitario, che può essere promosso dallo spazio d’ascolto psicologico individuale e gruppale.

Considerato le numerose questioni concrete che il transitare da un genere all’altro comporta, ci è sembrato importante affermare anche il diritto degli adolescenti transgenere di essere sostenuti dalla legislazione e dalle diverse amministrazioni dei servizi (sociali, anagrafiche, sanitarie) al fine di difendere concretamente il valore della loro diversità. Il dialogo fra psicoanalisi dell’adolescenza e sistema giustizia pro- posta dall’articolo di Sofia Massia e Alessandra Aragno affronta proprio tale questione, fornendoci il giusto equilibrio fra le istanze del di- ritto, che deve essere in grado normativamente di garantire il giusto rispetto delle richieste degli adolescenti determinati a cambiare genere, e i mezzi di protezione e di tutela finalizzati a preservare la libertà e la dignità della persona umana che vuole transitare da un’identità di genere all’altra, tra le istanze dei clinici chiamati ad accompagnare tale processo, che hanno bisogno di tempo per comprendere la molteplicità dei fattori medici e psicologici in campo, e le istanze specifiche presentate da ogni singolo adolescente coinvolto in questa migrazione. Ciò per testimoniare come anche in campo giuridico sia importante difendere la capacità dell’attesa e la necessità dell’ascolto di tutte le componenti in campo, per garantirsi la possibilità di problematizzare e di pensare prima di agire, per poter affrontare la complessità insita nel- l’esplorazione di ogni «salto» fra il corpo e la mente. Insomma ci sentiamo di sostenere con forza che occorre garantire il tempo dell’attesa e lo spazio transizionale per accogliere tutte le componenti in campo sia adolescenziali che adulte (genitoriali, dei sanitari, degli operatori della giustizia ecc.) coinvolte in una scelta così complessa.

Il tema del Transgenere ha trovato negli ultimi tempi una forte attenzione da parte del cinema: Anna Maria Stolfa e Maria Iannone hanno scelto per noi tre bellissimi film che hanno come indiscussa protagonista l’adolescenza: Arianna di Carlo Lavagna (2015), XXY di Lucia Puenzo (2007) e Girl di Lukas Dhont (2018). Arianna e XXY, secondo l’analisi che ne fanno Stolfa e Iannone, mettono in luce alcune tematiche centrali dell’intersessualismo, inerenti il corpo sessuato e il segreto, che vengono articolate in modo da aprire nello spettatore alcune domande centrali della questione: che integrazione è possibile? Come il soggetto transgenere può usare il gruppo dei coetanei per confrontarsi circa la propria identità? Come si può organizzare l’identità al di fuori del binomio maschile/femminile? Attraverso Lara, la protagonosta di Girl, possiamo avvicinare l’urgenza della trasformazione di un corpo vissuto alieno da sé. Il film racconta, secondo Stolfa, il dolore del corpo nascosto perché non coincidente a quello ideale, metafora del dolore psichico, così come dell’impossibilità di accelerare un processo che ancora una volta vuole tempo.

Il volume che presentiamo offre un ultimo prezioso contributo: considerata la complessità della questione che ha dato inevitabilmente vita ad una florida letteratura scientifica, abbiamo scelto di fornire significativi esempi di essa, ovviamente senza alcuna pretesa di esaustività. Nella rubrica Recensioni curata da Paola Catarci potrete trovare un’attenta disamina realizzata da un folto gruppo di collaboratori della Rivista, con particolare attenzione alle modalità cliniche degli psicoanalisti che lavorano in questo campo. Buona lettura!

Bibliografia:

BIONDO D. (2017). Mondo digitale e dolore evolutivo. Rivista di Psicoanalisi, 1, pp. 235-252.
KAËS R. (2012). Il malessere. Roma: Borla, 2013.
NOVELLETTO A. (1983), Mostruosità, Contaminazione, Metamorfosi. In: Novelletto A. (2009). L’adolescente. Roma: Astrolabio.
NOVELLETTO A. (2003). Vicissitudini dell’identità sessuale in adolescenza. In: Novelletto A. (2009). L’adolescente. Roma: Astrolabio.
WINNICOTT D.W. (1967). La sede dell’esperienza culturale. In: Winnicott D.W. (1971). Gioco e realtà. Roma: Armando, 1974.

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