Anno 2013 - N.2 - Sogno

SOGNO

Gianluigi Monniello

Sognare fa appartenere alla vita e fa scoprire che non siamo soli. Il mondo dei sogni è abitato. Presenze e forze naturali lo popolano, lo sollecitano, lo orientano, interrogano il visitatore fino a turbarlo. L’esistenza della vita psichica trova la propria indiscutibile e vivida conferma.

SOMMARIO

ARTICOLI ORIGINALI

SUL SOGNARE-NON SOGNARE
RACCONTARE-NON RACCONTARE
I sogni in adolescenza
Cristina Ricciardi, Marina Sapio

VOLERE, SAPERE, POTERE E DOVERE
Una ricerca empirica sui sogni adolescenti e giovani adulti
Filippo Mittino, Mattia Ramella, Alfio Maggiolini

IL SOGNO COME ESPLORAZIONE DEL SÉ
Savina Cordiale, Maria Katiuscia Zerbi

IL SOGNO E IL SOGNARE
Ignazio Cannas

IL PRIMO SOGNO NELLA PSICOTERAPIA DELL’ADOLESCENTE
Anna Maria Dalba, Graziella Caliendo, Maria Patti, Gabriella Signorelli, Cristina Ricciardi

IL SOGNO E IL GRUPPO
Il sogno come indicatore della capacità di pensare in gruppo
Daniele Biondo, Marco Bordino, Maria Teresa Devito, Fabrizia Di Lalla, Giuditta Sestu

APPORTI CLINICI

IL SOGNO DEI LEONI
Quali vie di elaborazione dell’esperienza traumatica se il corpo sa tutto e la mente non può?
Barbara Cacciarru

Leggi tutto

RUBRICHE

PER AIUTARLI A CRESCERE

LA VITA SI SFIDA SOGNANDO
Paola Sabocchia

SCRIVERE PER FORMARSI

DAL SEGRETO ALLA CONDIVISIONE
La diagnosi di un “quasi” adolescente
Azzurra Aloisi

LA BIBLIOTECA DI AEP. RECENSIONI

Cavina C., Inutile tentare imprigionare sogni
Tiziana Catta

Il tutto muove dal sonno che ripete l’esperienza racchiusa e protetta all’interno del ventre materno, dove c’erano calore, oscurità e assenza di stimoli troppo intensi. Del resto il corpo spesso recupera, nel sonno, la posizione fetale. Quindi, per certi versi, come non essere d’accordo con quell’adolescente che, trionfalmente, non si abbandona al sonno “perché un terzo della vita è dormito” e perché si sente collocato in una condizione così regressiva da ricondurlo a quando “non era ancora nato”?
Come suggerire allora all’adolescente che il sonno è il prezzo da pagare per giungere a poter sognare e così sentirsi creatore di sé e organizzatore del proprio funzionamento psichico ? Come incuriosirlo al modello del sogno quale via per avvicinarsi alla propria originale e singolare vita psichica? La sua creatività passa necessariamente attraverso i suoi sogni e il lavoro onirico che attivamente costruisce.

La magia del sogno affascina il bambino, lo lascia talvolta a bocca aperta, lo fa volare e guardare da lassù altri mondi. Il bambino è coinvolto in storie fantastiche, svolge ruoli importanti, diventa attore protagonista di avventure che possono anche essere pericolose ma che lo lasciano comunque miracolosamente in vita. Tutto ciò è intensamente espresso quando si sente dire ad un bambino: “Mamma ho fatto un sogno!”, bello o brutto che sia. È come se dicesse: “Mamma ho scoperto il ‘nuovo mondo’, ho viaggiato, ci sono altri luoghi, oltre a quelli che sono sotto il mio sguardo. Mamma ne sai qualcosa, ne hai sentito parlare? Non mi avevi detto che era proprio così. È la prima volta che, forse, tu non c’eri. Ero incuriosito da tante cose e non so dire se non c’eri o eri solo in disparte”. Momenti di ordinaria differenziazione, momenti creativi e fondamentali. Sono questi i sogni dei bambini (Freud, 1899) che riguardano soprattutto i fatti della vita quotidiana e le poste in gioco del suo sviluppo in corso. Si tratta di immagini visive definite che fermano e cercano di controllare gli eventuali pericoli provenienti dall’ambiente esterno che circonda il bambino. Il contenuto manifesto è importante e definisce lo stato del Sé. Ma, in fondo, per il bambino il suo sogno resta anche un po’ di proprietà dei genitori; è subito rivolto e dedicato a loro. In primo piano c’è il desiderio di raccontarlo, scarsamente presente è la spinta a tener segreti alcuni suoi contenuti.

Per l’adolescente non è più così. Per lui il processo di appropriazione soggettiva delle proprie esperienze interiori ed esteriori, talvolta al di là della tenuta delle sue fragili basi narcisistiche, interessa anche il sogno ed i suoi contenuti e la segretezza è naturalmente un ingrediente necessario, perché quei sogni diventino veramente propri. “L’innocenza dei sogni” (Rycroft 1979) è messa in discussione.

Ben sappiamo come nel passaggio dalle raffigurazioni del sogno al racconto delle immagini oniriche, molto va perduto per via della complessa e talvolta dolorosa traduzione. Il sogno, comunque, resta, attraverso l’interpretazione, la via regia di accesso ai derivati dell’inconscio. Il lavoro onirico e la sua costruzione restituiscono anche all’adolescente il valore del suo funzionamento e l’attualizzarsi di momenti originali di differenziazione. Salvo l’irrompere della nostalgia dei tempi originari, quelli della profonda fusionalità, quando l’unità madre e feto viveva, in fondo, di un sogno in due.

Così nel racconto “Sonno profondo” (1989), Banana Yoshimoto scrive: “Quella notte Shori mi parlò del suo lavoro più del solito. […] Penso che tutte le persone desiderino solo dormire accanto a qualcuno. […] Purtroppo però io non sono così brava, quindi a volte mi capita di addormentarmi. E sai, a dormire accanto a delle persone così stressate, regolando il mio respiro su quello del loro sonno, forse finisco con l’assorbire tutto il buio che hanno dentro. A volte, mentre mi dico che non mi devo addormentare, mi capita di appisolarmi leggermente e di fare dei sogni paurosi, surreali. [ …] Mi sveglio con il cuore in gola, spaventata.” (pp. 21-22). La sintonizzazione affettiva e, presumibilmente, l’attività dei neuroni specchio, così come la comunicazione tra le vite inconsce operano anche nel sogno e intrudono o vanno a comporre affinità elettive tra i sognatori.

Mi capita spesso, lavorando con gli adolescenti, dopo aver ascoltato i loro sogni, di proporre loro la metafora del regista e dello sceneggiatore. Sognando, scrivono la sceneggiatura e realizzano il film che li vede anche protagonisti. Tutto ciò, talvolta, è in grado di promuovere una disponibilità all’attività onirica e alla capacità di costruire sogni, favorendo e sviluppando un’apertura all’inconscio nell’adolescente e alla creatività nell’analista.

L’adolescente ha creato il sogno con il proprio materiale, costituito da inscrizioni sensoriali e mnemoniche, con la propria attività immaginativa, rivelando i suoi bisogni e desideri profondi e le sue questioni fondamentali. Tutto ciò lo incuriosisce, lo sorprende ma al tempo stesso lo scopre e lo espone; gli fa temere di perdere i propri confini corporei e di sentir fuggire i propri pensieri e idee.

L’attuale considerazione, in psicoanalisi, della comunicazione intersoggettuale pone ancor più allo psicoanalista la questione di quanta enfasi dare al “modello del bambino”, focalizzato sullo sviluppo e sul modo in cui il bambino, con il suo bagaglio genetico, può crescere ed evolvere nel tempo grazie alla relazione e all’ambiente esterno, o a quello, intrapsichico, “del sogno”, che permette di raggiungere il modello dell’inconscio e la sua atemporalità (Green, 2009). La psicoanalisi attuale vede il sogno non solo come una “finestra aperta” sul transfert o come rappresentazione del mondo interno del sognatore nel suo immediato presente ma anche come una forma di trasformazione simbolica di un’esperienza presimbolica, che l’autore del sogno rivive affettivamente nel processo analitico, anche senza ricordo. Così il lavoro onirico crea immagini pittografiche, cioè raffigurabilità psichica, figurazione anche laddove non c’è ancora rappresentazione; pertanto c’è costruzione, tanto da arrivare, talvolta, a riempire, grazie a questa via, alcune delle lacune della storia affettiva ed emotiva del sognatore, legate alle esperienze più originarie e inscritte nella memoria implicita. Nell’incontro con l’adolescente, dunque, è specificamente in gioco quella particolare funzione del sogno, cioè la considerazione della raffigurabilità, quale fonte naturale di appoggio al processo di soggettualizzazione e di appropriazione soggettiva dei propri funzionamenti e delle proprie potenzialità creative. D’altra parte, come ormai sostengono molti neuroscienziati, ci sono molte ricerche che indicano come l’attività onirica potrebbe essere legata in qualche modo alla capacità di risolvere creativamente i problemi. Come in tanti altri ambiti della vita psichica, la mente adolescente trova e vive creativamente tali funzionamenti complessi quando tutto procede sufficientemente bene o ne è drammaticamente sorpresa e minacciata. In ogni caso le questioni emergono e vanno alla ricerca di soluzioni trasformative.

Bibliografia:

FREUD S. (1899), L’interpretazione dei sogni. OSF. Vol. 4. Torino: Borighieri, 1968.
GREEN A. (2009), Un dialogo sulla differenza tra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica. Psicoterapia e scienze umane, XLIII, 2, 215-234.
RICROFT C. (1979), L’innocenza dei sogni. Bari: Laterza, 1980.
YOSHIMOTO B. (1989), Sonno profondo. Milano: Feltrinelli, 1994.

Vedi tutti gli articoli della rivista: