Anno 2012 - N.1 - Alleanza

ALLEANZA

Gianluigi Monniello

La scelta di questo argomento potrebbe destare una certa sorpresa nei lettori attenti di AeP. La storia del concetto di alleanza in psicoanalisi, cioè «legare il paziente alla cura e alla persona del medico» (Freud 1913) rimanda, infatti, alla teoria della psicopatologia e fa tradizionalmente riferimento alla forza delle pulsioni e del conflitto e agli scopi del trattamento.

SOMMARIO

ARTICOLI ORIGINALI

ALLEANZA E ASTINENZA NELLA PSICOANALISI DELL’ADOLESCENTE
Cinzia Lucantoni

ALLEANZA TERAPEUTICA E SUE VICESSITUDINI NELLA FORMAZIONE
Giovanna Montinari

IN CARROZZA! L’ALLEANZA NEI PRIMI INCONTRI
Anna Piccioli

ALLEANZA TERAPEUTICA NELLA FASE AVANZATA DELLA TERAPIA
Cristiano Curto

QUANDO LA TERAPEUTA È INCINTA.
ALLEANZA E ASTINENZA CON PAZIENTI ADOLESCENTI
Manuela Baldasso, Giovanna D’Antonio

ARTICOLO DEL MAESTRO

NEUTRALITÀ, ASTINENZA E ALLEANZA TERAPEUTICA
William Meissner

APPORTI CLINICI

L’INCONTRO CON L’ADOLESCENTE TRA INFANTILE E PUBERTARIO
Gianluigi Monniello

ALLEANZA TERAPEUTICA CON UN ADOLESCENTE DIFFICILE
Alessandra Porrini

ALLEARSI CON I GENITORI. DAL CONTENERE AL SIGNIFICARE
Stefano Amati

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RUBRICHE

SCRIVERE PER FORMARSI

ALLEANZA E ASTINENZA ALLA PROVA DEI DUBBI SULL’IDENTITÀ DI GENERE
Lucia Orazi

LA BIBLIOTECA DI AEP

IN PRIMO PIANO

La Tradizione Psicoanalitica Britannica Indipendente
Maria Antonietta Fenu

RECENSIONI

Baldini T., Ragazzi al limite. Seminari per conoscerli e aiutarli
Lucia Monterosa

Perry B. Bach, Setting the stage for work with adolescents
“Adolescent Psychiatry”
Tiziana Catta

Allan N. Schore, I disturbi del Sé. La disregolazione degli affetti
Lauro Quadrano

Si configura cioè come la condizione necessaria per il processo analitico che l’analista è chiamato, coscientemente, a costruire e a offrire al paziente; come un ambiente di fiducia che permette di mobilitare la parte sana del paziente in vista di un reciproco interesse, scongiurare l’interruzione da un lato e il prevalere della coazione a ripetere dall’altro.

In realtà sappiamo come, piuttosto, la psicoanalisi dell’adolescenza abbia contribuito a porre al centro della sua specificità la teoria dello sviluppo, quindi la vulnerabilità narcisistica e i funzionamenti non nevrotici. Nell’adolescente la costruttiva e maturativa conflittualità dell’edipo è, almeno per un certo tempo, in secondo piano rispetto alle sue poste in gioco più irrinunciabili, cioè la soggettualizzazione e la soggettivazione. Inoltre non può non sorprendere il ritorno di un termine così connotato con il linguaggio delle grandi strategie militari, linguaggio dal quale, almeno in molti, vorremmo tenerci lontani. Infine, come non riconoscere che l’esplicito invito a lavorare per costruire l’alleanza sollecita la reificazione, cioè l’incapacità di distinguere tra i propri schemi e il fenomeno che tali schemi rappresentano, degli eventuali suggerimenti nella mente dello psicoanalista.

Perché allora riprendere e far lavorare il termine alleanza, perché collocarlo al centro della riflessione tra chi lavora psicoanaliticamente con l’adolescente? Forse soprattutto per proporre una riconsiderazione del concetto di alleanza in vista di un suo arricchimento o di un suo superamento.

Riguardo al suo arricchimento, una prima via muove dalla netta distinzione di tale concetto da quello che potremmo definire di compliance al trattamento e riflette sugli apporti forniti inconsciamente dall’analista alla vita psichica del paziente e sul coinvolgimento inconscio del paziente interessato a riprendere, grazie all’offerta del setting analitico, il suo percorso di sviluppo. Molta letteratura psicoanalitica parla oggi di co-pensiero, co-costruzione, in riferimento alla vicinanza profonda e necessaria degli apparati psichici dell’analista e del paziente. È la dimensione della terza topica (Cahn 2010), così come è stata proposta da Raymond Cahn, e di cui abbiamo varie volte parlano su AeP. Secondo tale modello la psiche dell’altro si rende necessaria per promuovere il processo di soggettivazione, offrendo un apparato psichico che appartiene alla coppia, un luogo di scambi in un processo inter-identificatorio, trans-soggettuale, così da permettere l’uso di uno spazio transizionale, che può essere in seguito introiettato, delineando lo spazio intrapsichico nei pazienti adolescenti. D’altra parte la psicoanalisi dell’adolescenza ci ha abituato alla negoziazione creativa, all’essere oggetto soggettualizzante e alla riattualizzazione, nell’incontro clinico, degli impedimenti originari alla nascita del soggetto e dell’oggetto. L’ipotesi è che il concetto di alleanza riguarderebbe l’eventualità di una rimessa in moto dei processi di sviluppo fino a quel momento impediti o bloccati. Quanto intendo sottolineare è l’interesse per il lavoro di legame che progressivamente si tesse fra adolescente, referente adeguato e ambiente esterno. Si tratta di raccogliere nelle situazioni di incontro con l’adolescente, le sue sensazioni, i suoi vissuti, le sue raffigurazioni, l’insieme delle sue potenzialità creative e collocarle in un’area condivisa, così che l’attività rappresentativa prenda forma e stabilità.

Un’altra via di arricchimento del concetto di alleanza riguarda la sua utilità in quanto possibile indice di efficacia del lavoro analitico. La presenza di un costante e fiducioso investimento sulla persona dell’analista, la rimessa in gioco dei processi d’identificazione, la possibilità di contare sull’ascolto partecipe dell’altro e della sua competenza emotiva non possono che costituire validi fattori terapeutici.

Il superamento di questo concetto può riguardare, invece, l’utilizzo del negativo. Il poter cioè riconoscere come la resistenza al trattamento sia l’espressione di un tentativo di non arrendersi all’oggetto, di non cedere alla compiacenza ma andare alla ricerca di momenti di autentica iniziativa personale. La possibilità cioè, da parte del paziente, di sospendere la colonizzazione di sé da parte dell’altro e avviare e mantenere i propri processi di differenziazione. Si tratta allora di saper attendere che si sviluppi l’interesse dell’adolescente per la propria vita psichica che necessita, quale unico possibile nutrimento, della capacità affettiva di costruzione dello psicoanalista e del suo sicuro convincimento nelle potenzialità creative dell’adolescente. Si tratta, infine, di considerare con cura e dedizione le molteplici alleanze preliminari che hanno bisogno di svilupparsi con tutti coloro che vivono accanto all’adolescente in difficoltà, quando manca la sua disponibilità a mettersi in gioco e va aggirato il suo rifiuto di farsi aiutare. In tal caso infatti il termine alleanza riguarderebbe, piuttosto, ciò che precede l’inizio del trattamento.

Bibliografia:

CAHN R. (2010). Una terza topica per l’adolescenza? AeP Adolescenza e Psicoanalisi, V, 1, 19-35.
FREUD S. (1913). Inizio del trattamento. In: OSF. Vol. 7. Torino: Boringhieri.

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