Anno 2010 - N.1 - L'adolescente

L’ADOLESCENTE DI ARNALDO NOVELLETTO

Gianluigi Monniello

Questo primo numero del 2010 di AeP è ampiamente dedicato, a cominciare dal suo titolo, al libro L’adolescente. Una prospettiva psicoanalitica, che «raccoglie molti dei lavori scritti da Arnaldo Novelletto nel corso degli ultimi trent’anni della sua vita» (Novelletto, 2009, p. 9). Il volume è il risultato dell’opera di raccolta e ritrovamento di testi, alcuni dei quali inediti, curato da un gruppo di Collaboratori che, per molti anni, hanno accompagnato l’Autore nel suo personale viaggio clinico e teorico intorno alla mente adolescente.

SOMMARIO

ARTICOLI ORIGINALI

UNA TERZA TOPICA PER L’ADOLESCENZA?
Raymond Cahn

SUL SORPRENDERSI
Adriana Maltese

LO SVILUPPO DELLA PSICOANALISI
Gianluigi Monniello

RI-LEGGENDO, RI-PENSANDO, RI-CORDANDO
Giovanna Montinari

L’UOMO E LO PSICANALISTA
Giuseppe Squitieri

ARCHIVIO, FONTE E CLASSICITÀ
Note su La mente adolescente
Maurizio Balsamo

LA METAMORFOSI DEL GIOVANE ADULTO
Tempo, trasformazioni e narrazioni mitiche del Sé
Claudio Andreoli

APPORTI CLINICI

ASSETTO MENTALE DEL TERAPEUTA E RIDEFINIZIONE DEL SETTING
Anna Maria Dalba

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RUBRICHE

SCRIVERE PER FORMARSI

Forma del pubertario
Simone Pilia

Alcune motivazioni a diventare analisti dell’adolescenza
Stefano Salvadeo

LA BIBLIOTECA DI AEP

IN PRIMO PIANO

Le ali di Icaro raccontate dell’adulto che ascolta
Tito Baldini

RECENSIONI

Gutton Ph., Il genio adolescente
Lauro Quadrano

Carratelli T., Ardizzone I., Le prigioni del Sé
Savina Cordiale

Maggiolini A., Ruoli affettivi e psicoterapia
Daniele Biondo

Leo G. (a cura di), La psicoanalisi e i suoi confini
Simone Pilia

Kristeva J., Adolescence, a Syndrome of Ideality
Tiziana Catta

Denti V., Dal corpo alla parola
Laura Penna

Di Francesco M., Epoché. A Testa Alta
Tito Baldini

L’auspicio dei Curatori è che possa essere un libro nuovo, proprio in un’epoca in cui la psicoanalisi dell’adolescenza rappresenta un’area di ricerca, di stimolo, di rivisitazione e d’innovazione all’interno del corpus psicoanalitico. In realtà i lavori che lo compongono coprono un intervallo di 26 anni; precisamente dal 1980, Comunicazioni inconsce tra pazienti diversi di uno stesso analista, al 2006 Giovani adulti: una definizione da cambiare? Al singolo lettore auguriamo il piacere di scoprire, nel corso della sua lettura, la coerenza e l’attualità del pensiero dell’Autore.

Il volume è «costruito» dai Curatori a partire dalla «considerazione» delle condizioni necessarie e sufficienti perché possa realizzarsi l’incontro clinico con l’adolescente. Rendere costruttiva e vitale tale condizione è l’obiettivo principale e l’asse portante dello stile analitico di Novelletto. L’incontro si configura, peraltro, come una sfida, una posta in gioco, perché non è facile incontrare chi, almeno apparentemente, non desidera per niente essere avvicinato, chi, piuttosto e implicitamente, si aspetta di essere cercato o indovinato, chi pretende, per lo più, di ca- varsela da solo, senza aver ancora acquisito la «capacità di essere solo».

L’attenzione è primariamente rivolta al funzionamento psichico dell’adolescente. Quali sono le sue caratteristiche specifiche, quali gli interrogativi e le urgenze interne che s’inscrivono nel corpo pubere, orientano il suo mostrarsi agli occhi dell’altro e agiscono le sue condotte?

Così il primo capitolo Sé, soggetto, soggettivazione propone la ricca teorizzazione che vede nel processo d’insediamento in se stessi dell’adolescente l’espressione più evidente dell’ontogenesi. Il linguaggio di Novelletto, chiaro, puntuale e colto attraversa allora le diverse concettualizzazioni psicoanalitiche che si sono, di volta in volta, appoggiate al concetto di Io, a quello d’identità, a quello di Sé; fino a riconoscere la necessità di considerare, parallelamente, lo sviluppo del soggetto e gli apporti dell’oggetto esterno al suo divenire, cioè l’importanza dell’Altro quale agente prima soggettualizzante quindi soggettivante per lo sviluppo psichico. Il valore della qualità e della presenza sufficientemente adeguata di un referente esterno, in armoniosa consonanza con la messa in moto di specifici processi psichici «auto», sono certamente in primo piano nell’adolescenza, seppure operanti nel corso dell’intero ciclo vitale.

In ultima analisi la funzione soggettualizzante dell’analista dovrebbe operare proprio là dove l’ambiente materno primario non ha svolto a sufficienza la propria parte, o per eccesso o per difetto. La tecnica analitica ottimale risulterebbe allora dalla bilanciata offerta, da parte dell’analista, della funzione soggettualizzante e del lavoro interpretativo.

Novelletto fa intravedere al suo lettore attento come egli, a partire dal riconoscimento di ciò che inizialmente chiama sviluppo del Sé, arriva a descrivere il processo che Cahn (1991), proprio negli stessi anni, chiama di soggettivazione.

Scrive Novelletto:

La soggettivazione si definisce come un lavoro di trasformazione e di appropriazione soggettiva, a partire dalla capacità della mente di informarsi del proprio funzionamento e di rappresentarsi la propria attività rappresentativa. Il processo di soggettivazione è quindi da considerare, nel suo divenire e nel suo risultato, un frutto contemporaneo di invenzione e di riconoscimento (creato/trovato). Se trovato nel processo della cura psicoanalitica, esso si esplica come un trovare/creare a partire da un lavoro identificativo comune e rispettivo tra due partner. Ciò implica quell’area di «gioco» condiviso, quel lavoro di metaforizzazione e di acquisizione di senso che favorisce l’organizzazione del preconscio (2009, pp. 63-64).

Il secondo Capitolo, Il misterioso salto fra diagnosi e terapia, affronta la delicata valutazione dei possibili impedimenti al processo di soggettivazione, presenti nell’adolescente che accetta di essere incontrato.

Si tratta allora di prendere posizione, assumere un punto di vista, formulare delle ipotesi, discuterle con il diretto interessato, così che da quell’incontro possa generarsi una visione di sé, utile all’adolescente. Tutto ciò interrogando il più possibile le idee, i pensieri, le intuizioni, i dubbi intorno a se stesso che l’adolescente ha difficoltà a raccontare ma che comunque sono alla ricerca di un interlocutore interno, immaginario o magari in carne ed ossa.

Forte è in Novelletto la curiosità nei confronti dell’idea che l’adolescente può essersi fatto di se stesso, della sua segreta diagnosi, intorno al suo disagio psichico. Così, a partire dal convincimento che l’adolescente alberghi comunque in sé una propria visione diagnostica riguardo alle ragioni che lo rendono paziente, Novelletto crea le condizioni perché la competenza, l’esperienza e l’assetto analitico dello psicoanalista possano essere messi al servizio di una mente che va alla ricerca dei suoi confini e che cerca, seppure inconsciamente, di usare al meglio il proprio potenziale di crescita. Ecco allora, ad esempio, che il tema del rischio psicotico è affrontato attraverso l’attenta considerazione sia delle condizioni originarie di costituzione delle basi narcisistiche del soggetto, della sua relazione precoce con l’oggetto primario, sia, al contempo, degli effetti in après-coup di tali condizioni che sono drammaticamente intuite e vissute e che perciò vanno alla ricerca di una loro riparazione in forme per lo più disperate e fallimentari tanto a livello intrapsichico che relazionale.

Delineate così le basi per il dialogo fra i due protagonisti, tale dialogo si estende a territori più vasti nel Capitolo Adolescenza e psicoanalisi. Modelli teorici e strategie cliniche. La clinica dell’adolescenza è discussa in queste pagine accanto alle concettualizzazioni teoriche sviluppate da Novelletto. Troviamo così proposto il concetto di fantasia di recupero maturativo, a sostegno di una visione che non rinuncia a dare un senso evolutivo, seppure tragico, anche alle condotte più estreme. In questa fantasia, o condensato di fantasie il soggetto, sulla base di un funzionamento mentale dominato dal pensiero magico-onnipotente e dalla grandiosità del Sé, con l’impiego di atti fortemente carichi di significato simbolico, immagina non soltanto di uscire dalla situazione di blocco, ma anche di colmare rapidamente il ritardo evolutivo del proprio sviluppo psicosessuale o delle istanze o dei meccanismi costitutivi e difensivi che quello sviluppo e quelle istanze contribuivano a tenere bloccati, così da poter raggiungere istantaneamente un ideale punto d’arrivo (pp. 92-92).

Anche la violenza dell’adolescente ha diritto di trovare un ascolto autenticamente psicoanalitico, quando le condizioni per il trattamento analitico possono essere poste, quando cioè il setting è adeguatamente offerto e le sue funzioni contenitive pienamente operanti. Infatti, se per Novelletto l’analisi può essere intesa «come tentativo di recupero di una crescita psichica stentata, interrotta o fuorviata» (p. 185), perché non considerare presente nell’adolescente la speranza di una tale eventualità?

È poi il concetto di trauma in psicoanalisi ad essere attentamente affrontato. Ancora una volta è il metodo psicoanalitico a guidare Novelletto. Il concetto di trauma è prima ascoltato dalla voce dei grandi maestri della psicoanalisi, quindi elaborato e interpretato alla luce delle specificità del funzionamento della mente adolescente, così come incontrata nell’esperienza clinica. È l’elaborazione analitica, il working through a organizzare la scrittura, lo stile comunicativo utilizzato da Novelletto per arrivare al suo lettore. Egli si pone naturalmente nella posizione di chi elabora analiticamente tutto ciò che è presente nell’incontro, nello scambio con l’altro, di chi sa cogliere ogni segnale di crescita potenziale. Tutto ciò lo rende certamente «winnicottiano» anche se, di fronte all’adolescente, il suo convincimento non era solo quello di «sopravvivere» alla «bonaccia» ma, restando nel linguaggio delle immagini, quello di lavorare senza sosta alla manutenzione e alle migliorie della nave, in attesa di riprendere il viaggio.

La visione della psicoanalisi di Novelletto come teoria dello sviluppo è ampiamente delineata in queste pagine, che affrontano anche alcuni grandi argomenti di tecnica psicoanalitica come il transfert, la relazione reale e il controtransfert, la rianalisi durante l’età evolutiva e la conclusione dell’analisi. Infine riguardo alla questione, tante volte sollevata, di una differenza qualitativa fra psicoanalisi e psicoterapia, la convinzione di Novelletto è che sia molto importante «evitare il trabocchetto delle scissioni» (p. 182) e di puntare sul mantenimento di «un’identità analitica autentica» (p. 182), ben sapendo che, in fondo, una psicoterapia corrisponde, per lo psicoanalista, a un’analisi piuttosto complicata.

La necessità di sintonizzarsi con il funzionamento della mente adolescente, inoltre, interroga continuamente la formazione dell’analista, che non solo non può darsi una volta per tutte ma va anche messa in gioco. Ciò che s’intravede è che quindi non si tratta tanto di approfondire, di riscoprire ma, spesso, di scoprire nuove basi sulle quali appoggiare il proprio funzionamento. È chiaro allora che sono proprio le basi narcisistiche del soggetto, le basi narcisistiche dell’analista ad essere continuamente sollecitate, interrogate per arrivare ad offrire il proprio modello di funzionamento all’adolescente, che su tale modello può organizzarsi. Come sappiamo, infatti, così come nella primissima infanzia anche in adolescenza l’oggetto ridiventa fonte di apporti strutturali per il soggetto.

Nel Capitolo L’adolescenza nella psicoanalisi dell’adulto ritroviamo la riflessione attenta dello psicoanalista intorno ai grandi concetti della psicoanalisi, così come possono essere rivisitati alla luce dell’esperienza analitica con pazienti adolescenti. Risulta progressivamente arricchente l’attenzione alle vicissitudini psichiche dell’adolescenza, così come si celano o si esprimono nell’analisi dei pazienti adulti. Il riconoscimento di moti pulsionali, non sufficientemente espressi nel corso dell’adolescenza, si riaffacciano infatti nell’analisi di pazienti adulti, è di grande importanza, perché contiene la speranza di potersi finalmente dispiegare, incontrando un ascolto specifico e comprensivo. Ancora una volta è l’autentica considerazione di tali moti adolescenti nel paziente adulto a far progredire la conoscenza di sé nel paziente e si accresce l’eventualità che si attivino in lui le potenzialità e le spinte evolutive rimaste sopite o mortificate.

Nel Capitolo successivo, Servizi e cure, incontriamo le complesse e talvolta sofferte riflessioni, che lo hanno impegnato per tutto il tempo della sua attività professionale, sul rapporto fra lo psicoanalista e le istituzioni deputate all’assistenza psichiatrica pubblica. L’impegno istituzionale di Novelletto ha radici profonde. La sua attività di organizzatore e di coordinatore di servizi inizia in qualità di consulente per il Ministero di grazia e giustizia all’inizio degli anni Sessanta. Parallelamente il suo impegno universitario lo allena al rapporto con i Colleghi e alla possibilità di far arrivare la psicoanalisi a pazienti non in grado di sostenere le spese di un’analisi. Presso l’Istituto di Neuropsichiatria infantile, fondato da Giovanni Bollea, ha a lungo diretto prima l’Ambulatorio Generale poi il Servizio Adolescenza, offrendo competenza psicoanalitica a bambini, adolescenti e alle loro famiglie. Tutto ciò in periodi nei quali raramente la psicoanalisi usciva dalla stanza d’analisi. L’aristocratica ambizione di far dialogare alta professionalità psicoanalitica e amministratori pubblici ha rappresentato una sfida mai abbandonata, nella quale Novelletto si è impegnato in modo particolarissimo. Di grande interesse su questi temi è proprio il testo Servizi e cure dove teorizza, quale via d’uscita, la possibilità di interpretare i tanti meccanismi che la vita istituzionale chiama ad affrontare, e nei quali è molto facile perdersi e/o bruciarsi, collocandoli nel proprio scenario psichico interno, trasformando cioè i conflitti della vita istituzionale in altrettanti personali conflitti intrapsichici. Tale traduzione permetterebbe di riconoscere appieno «le funzioni tecnico-operative e le funzioni amministrative» (p. 258), così da operare mediazioni fra queste diverse funzioni a livello intrapsichico per poi esportarle all’esterno, allo scopo di migliorare il funzionamento delle istituzioni. L’ipotesi avanzata è che la mente dell’analista contenga sia funzioni tecnico-operative sia funzioni amministrative; ambedue debbono poter essere utilizzate con il paziente e nella vita istituzionale. Si tratta di portare dentro di sé non solo il funzionamento psichico del paziente ma anche le dinamiche della vita istituzionale nell’illusione, tutta winnicottiana, di favorire la crescita e la maturazione individuale e civile.

Infine il Capitolo Il giovane adulto raccoglie le ultime ricerche inedite nelle quali Novelletto si era immerso nell’ultimo periodo della sua vita. Attento alle grandi trasformazioni sociali, attento non solo all’economia psichica ma anche a quella del mondo circostante, aveva iniziato a riconoscere nel giovane adulto, o come preferiva definirlo nel preadulto, un soggetto particolarmente indicato per essere un buon fruitore di psicoanalisi. Il giovane adulto diventa, infatti, colui che, confrontato con il suo disagio interiore e con poste in gioco non più procrastinabili, può attingere pienamente alle competenze e alla formazione profonda dello psicoanalista.

Ancora una volta l’attenzione allo sviluppo del soggetto è al centro della ricerca di Novelletto. È questa la strada maestra che ha indicato, percorrendola con coerenza, impegno e sulla quale ha collocato e fatto avanzare la sua identità di psicoanalista. Questa identità non è mai venuta meno nel suo impegno di professionista della salute mentale così come le sue curiosità intellettuali, la sua profonda conoscenza metapsicologica, la sua frequentazione della grave sofferenza psichica.

Quale il contributo di Arnaldo Novelletto al futuro della psicoanalisi espresso in questo libro?

Certamente la centralità dell’evento puberale e l’integrazione del corpo sessuato hanno rappresentato un organizzatore del suo pensiero clinico, spesso in primo piano anche nelle sue discussioni e nelle sue supervisioni. Tra l’altro, con piacere ricordo come la sua sottile curiosità lo portasse a immaginare vissuti e ambientazioni dei pazienti e a tratteggiare scene modello o metafore utili perché il pensiero potesse riprendere a funzionare e a rappresentarsi.

Certamente Novelletto, ben riconoscendo l’inesauribilità dell’infantile, ha comunque in ogni occasione sostenuto, con paziente e ragionevole forza, quanto la discontinuità imposta dal pubertario offrisse uno straordinario appoggio alla vita psichica. L’adolescente, infatti, è altamente in contatto con i tempi delle sue origini e ha, al contempo, l’opportunità di sentirsi partecipe della costruzione di sé, del suo essere così come è.

Se per molto tempo l’arcaico è stato considerato come qualcosa che andava pazientemente addomesticato sotto l’egida della triangolazione edipica, a mio modo di vedere soprattutto per il timore che la sua frequentazione psichica, da parte dell’analista, finisse per giustificare rischiose ricadute sulla costruzione del setting e sulla tecnica psicoanalitica, mi sembra che ora sia possibile riconsiderare tale questione sotto altra luce. Solo a partire da un certo grado di stabilità delle proprie basi narcisistiche, del proprio funzionamento soggettuale, condizioni dello psichismo che vanno pertanto esplorate e restaurate a fondo grazie all’apporto soggettualizzante dell’analista, tanto da configurarsi come una «terza topica» (Cahn, 2010, pp. 16-32), il soggetto può guardare e analizzare il proprio accadere psichico, sostenere la conflittualità interna e apprendere dall’esperienza.

L’attenzione clinica al funzionamento psichico dell’adolescenza, grande apporto e prezioso lascito di Arnaldo Novelletto, fornisce straordinarie opportunità per raccogliere i complessi viaggi del transfert. Tutto ciò che doveva accadere e che, non essendo sufficientemente accaduto, continua ad andare alla ricerca di soluzioni intrapsichiche e relazionali, ha l’occasione di essere rivisitato e di essere scoperto per la prima volta grazie, in special modo, al funzionamento adolescente della mente, anch’esso come quello infantile, inesauribile.

Bibliografia:

CAHN R. (1991). Adolescenza e follia. Roma: Edizioni Borla, 1994.
CAHN R. (2010). Una terza topica per l’adolescenza? AeP Adolescenza e Psicoanalisi, V, 1, 16-32.
NOVELLETTO A. (2009). L’adolescente. Una prospettiva psicoanalitica. Roma: Astrolabio.

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