Anno 2008 - N.1 - Romanzo adolescente

ADOLESCENZA ROMANZATA

Gianluigi Monniello

Questo numero di AeP Adolescenza e Psicoanalisi, Romanzo adolescente, evoca il lungo percorso che, passando per le successive trasformazioni del romanzo familiare dell’infanzia (Freud 1908), porta all’emancipazione «dall’autorità dei genitori» e a scrivere la propria storia personale.

SOMMARIO

ARTICOLI ORIGINALI

LE TAPPE MUTATIVE DELLA CREAZIONE LETTERARIA
Maurice Corcos

IL LAVORO DEL PUBERTARIO NELL’OPERA DI MARCEL PROUST
François Richard

LAMENTO DI PORTNOY, QUOD TURGET URGET
Maria Antonietta Fenu

COSIMO E LA GIUSTA DISTANZA
Gaia Petraglia

IL GIOVANE TÖRLESS E LA MATEMATICA
Paola Carbone

LO STRANIERO DI CAMUS, PARADIGMA DELL’ADOLESCENZA
Philippe Jeammet

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RUBRICHE

PER AIUTARLI A CRESCERE

Un’esperienza di cinematerapia
Franco Giori, Antonio Piotti

Sconfinando
Uno spettacolo teatrale di adolescenti migranti
Elena Bonassi

SCRIVERE PER FORMARSI

Controtransfert e processo di soggettivazione
Anna Maria Dalba

ARTE, LETTERATURA, SPETTACOLO

Percorsi e pensieri di un regista
Giorgio Fugazza intervista Alessandro D’Alatri

LA BIBLIOTECA DI AEP. RECENSIONI

IN PRIMO PIANO

Paloma e James, il pensiero adolescente
Cinzia Lucantoni

RECENSIONI

Bollas C., Ho udito le sirene cantare
Cristiano Curto

Margaret A.F. Hanly, Object loss, renewed mourning, and psychic change in Jane Austen’s Persuasion
Tiziana Catta

Mollica R.F., Le ferite invisibili
Lauro Quadrana

Kaes R., Un singolare plurale
Simone Pilia

L’adolescente è chiamato a raccontarsi e a legare gli eventi che lo hanno portato ad essere quello che sta diventando. Molto spesso, però, per l’adolescente è difficile trasformare le esperienze che sta vivendo in eventi psichici, quindi suscettibili di essere rappresentati, ricordati e infine rimossi. La mente dell’adolescente sembra resistente in modo quasi fisiologico «a costruire» l’evento personale. L’esperienza percettiva domina in lui e tende facilmente a tradursi in comportamenti agiti, in ragione dei tempi più o meno dilatati dei suoi processi di soggettualizzazione e soggettivazione in corso (Cahn 2007).

La capacità o meno di considerare l’evento mentale mi sembra cen- trale quando si osserva il funzionamento psichico dell’adolescente (Monniello 2008), così come nel lavoro onirico è centrale «la considerazione della raffigurabilità» (Freud 1900) che permette di costruire le immagini del sogno.

Spesso l’adolescente cade dalle nuvole se gli si chiede di parlare di sé, di presentarsi e di descrivere le proprie caratteristiche. Certamente il mettersi in proprio, disporre di proprie documentazioni d’identità è un punto d’arrivo evolutivo.

Poter poi raccontare una successione di eventi personali come caratterizzanti la propria storia, scoprire le radici, i riferimenti identificatori, i gruppi d’appartenenza, le proprie fantasie o prospettive per il futuro implica la presenza di basi narcisistiche sufficientemente buone per avventurarsi nell’incontro con l’alterità. D’altra parte, poter essere personaggio di un racconto o di un romanzo quale allenamento ad essere più stabilmente persona è esperienza di immedesimazione ed empatia alla vita dell’altro.

Gli interessi per la letteratura di Freud erano ricchi e vari. Egli era affascinato dalla relazione fra arte e fantasia, dall’impatto della vita dell’autore sul lavoro letterario e in particolare dalla relazione dell’autore con i suoi personaggi (Berman 2005). Ne Il motivo della scelta degli scrigni (Freud 1913), ha esplorato i temi letterari con la speranza di comprendere gli strati più profondi della realtà umana, ben consapevole clinicamente che a un certo punto «ci dobbiamo fermare, altrimenti ci può veramente accadere di scordare che Harnold e la Gradiva sono soltanto creazioni del poeta».

Il romanzo adolescente è strettamente legato al sogno ad occhi aperti che secondo Freud rappresenta la grande base creativa di questa età: «Così anche l’adolescente, quando smette di giocare, abbandona soltanto l’appoggio agli oggetti reali: invece di giocare ora fantastica» (Freud 1907). Il ricorso a invenzioni fantastiche, la fabulazione, può manifestarsi, però, anche come tendenza patologica, più o meno volontaria e cosciente, alla bugia, alla calunnia o alla creazione di favole o personaggi immaginari. Ma la possibilità che tutto ciò si trasformi, invece, in scrittura e si acquieti nella lettura costituisce una via d’uscita espressiva e creativa, che alleggerisce il soggetto da soluzioni mitomaniche o deliri d’immaginazione.

L’idea di questo titolo, Romanzo adolescente, è perciò anche quella di valorizzare lo scrivere degli adolescenti, il loro interesse per questa via di comunicazione con se stessi e con gli altri. Spesso gli adolescenti scrivono in segreto diari, cronache, si contattano attraverso internet, si messaggiano; fermano insomma le loro sensazioni e le fanno confluire in parole che pur non ricercate e soppesate, costituiscono brevi e timide creazioni e allenano alla separazione e al distacco. Nella clinica sappiamo quale utile canale sia lo scritto di un adolescente. La scrittura, infatti, prende il posto lasciato vacante fra la fantasia e la realizzazione, giustificando la particolare produttività degli adolescenti, sempre che realizzazioni precoci di vita e di morte non collassino tale periodo di feconda latenza. Questo aspetto è solo accennato nei lavori di questo numero e mi auguro sia oggetto di prossimi nuovi contributi.

L’interesse è piuttosto rivolto allo scrivere di grandi autori che hanno descritto personaggi adolescenti e parlato per questa via della loro visione dell’adolescenza e dei loro vissuti in quell’epoca della loro vita. Si delinea, così, il profondo e sottile legame fra aspetti infantili e adolescenti dell’autore e la sua vena creativa, la sua potenzialità artistica.

L’adolescenza ben si presta ad essere un tema letterario e molti sono gli eroi adolescenti che percorrono la letteratura. L’elenco sarebbe lunghissimo; lascio al lettore il piacere di compilare il proprio.

Viviamo un momento culturale che vede pubblicati libri di giovanissimi scrittori che descrivono la loro vita adolescente; molti noti scrittori spesso rievocano la loro adolescenza in autobiografie o ricordi.

Il tempo dell’adolescenza, tra le altre cose, avvia il processo di purificazione dell’ideale e penso che proprio intorno a questa dinamica psichica le pulsioni trovino il loro progressivo riconoscimento.

La costante articolazione fra accettazione delle pulsioni e purificazione dell’ideale costituisce la tela di fondo dei processi creativi e sublimatori, così come la possibile coartazione delle proprie curiosità alla vita interiore e relazionale.

Le esplorazioni psicoanalitiche della letteratura offrono spunti e riflessioni importanti nel lavoro con gli adolescenti. Non si tratta assolutamente di sviluppare delle patografie di autori e personaggi letterari, ma di cogliere figurazioni e metafore che possono fungere da appoggio al lavoro di legame che impegna la mente adolescente. Si costruiscono così, attraverso meccanismi di identificazione e spostamento, dei compagni di viaggio, dei referenti immaginari che possono essere presi come personaggi, essere recitati e rappresentati nella vita reale, fino al consolidamento della propria soggettività.

Di fronte all’onnipotenza infantile che domina il comportamento adolescente esponendolo a crolli improvvisi e derealizzanti, alle grandi mareggiate dell’infantile, quali migliori bastioni delle pagine scritte e lette della letteratura?

D’altra parte la scoperta e lo sviluppo dell’esperienza estetica, l’accesso al desiderio di creare fioriscono soprattutto in adolescenza.

La «considerazione» dell’estetica e l’investimento di tale esperienza possono configurarsi, nel tempo pubertario, come «doppi o oggetti di appoggio sostitutivi» (Guillaumin 2001) carichi di promesse do sublimazione e favorire così la differenziazione, grazie alla silenziosa presenza «culturale» di altri.

Scrive Nadine Gordimer (2007): «L’adolescenza è il periodo cruciale in cui poeti e romanzieri intervengono nella formazione del senso di sé che si pone in relazione sessuale con gli altri, suggerendo – in modo emozionante e anche spaventoso – che l’ordine di tali relazioni così come è spiegato o sottinteso dall’autorità adulta non è tutta la verità». Si potrebbe allora ipotizzare una vera e propria funzione contenitiva letteraria attraverso testi, personaggi, libri che hanno accompagnato passaggi e trasformazioni nella propria storia personale.

Abbiamo perciò richiesto ad alcuni Colleghi di raccontare quali sono stati i libri più significativi per la loro adolescenza o che, a posteriori, sono stati riconosciuti come fonte d’ispirazione per il loro approccio alla clinica.

Questa via per accostarsi all’adolescenza è inesauribile e, dunque, speriamo in altri prossimi contributi da parte dei nostri lettori.

Bibliografia:

BERMAN E. (2005). La letteratura. In: Psicoanalisi. Teoria, clinica, ricerca. Milano: Cortina, 2006.
CAHN R. (2007). Una vita di lavoro con gli adolescenti. Lavoro presentato al Convegno Essere adolescenti oggi. Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti. Milano, 13 maggio 2007.
FREUD S. (1900). L’interpretazione dei sogni. OSF. Vol. 3. Torino: Boringhieri, 1966.
FREUD S. (1907). Il poeta e la fantasia. OSF. Vol. 5. Torino: Boringhieri, 1972. FREUD S. (1908). Il romanzo familiare dei nevrotici. OSF. Vol. 5. Torino: Boringhieri, 1972.
FREUD S. (1913). Il motivo della scelta degli scrigni. OSF. Vol. 7. Torino: Boringhieri, 1975.
GORDIMER N. (2007). Beethoven era per un sedicesimo nero. Milano: Feltrinelli, 2008.
GUILLAUMIN J. (2001). Adolescence et désenchantement. France: L’Esprit du Temps.
MONNIELLO G. (2008). Constructions et analyse de l’adolescent. Lavoro presentato al 68° Congrès des Psychanalystes de langue française. Genève, 1- 4 mai 2008.

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