Anno 2007 - N.1 - Femminilità

LEGGI TUTTO IL FEMMINILE IN ADOLESCENZA

Marina Sapio, Paola Catarci

Questo numero della rivista intende offrire alcuni spunti alla riflessione psicoanalitica sul femminile in adolescenza. Nel corso di questo periodo di sviluppo la scoperta del femminile erotico sconvolge e mette alla prova, sia pur differentemente, entrambi i sessi.

SOMMARIO

ARTICOLI ORIGINALI

PAURA E CONQUISTA DEL FEMMINILE IN ADOLESCENZA
Jacqueline Schaeffer

IL FEMMINILE DINANZI AI DISAGI DELLA CIVILTÀ
Amalia Giuffrida

IL FEMMINILE EROTICO NELL’IDENTIFICAZIONE MASCHILE
Bachisio Carau

NOTE CLINICHE SUL FEMMINILE IN ADOLESCENZA
Marina Sapio

ADOLESCENZA FEMMINILE TRA DESIDERIO E COMPLEMENTARIETÀ
Paola Catarci

L’EDIPO E LA CONQUISTA DELLA FEMMINILITÀ
Adriana Maltese

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APPORTI CLINICI

LO SGUARDO DEL PADRE
Anna Piccioli

CORPO E IDENTITÀ
Il femminile nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta
Lucia Celotto, Margherita Laganopoulos

PREMIO ARNALDO NOVELLETTO

RIFLESSIONI SU CONTROTRANSFERT, ENACTEMENT E SELF-DISCLOSURE CON L’ADOLESCENTE
Simone Pilia

ARTICOLO DEL MAESTRO

LA MASTURBAZIONE FEMMINILE IN ADOLESCENZA E LO SVILUPPO DELLA RELAZIONE CON IL CORPO
M. Eglé Laufer

RUBRICHE

PER AIUTARLI A CRESCERE

Quando il gruppo educativo si fa terapeutico
Daniele Biondo, Maria Patti, Daniela Ocone

Lavoro del lutto e psicoterapia di gruppo a termine
Giuseppina Brunetti

LA BIBLIOTECA DI AEP

IN PRIMO PIANO

“Le illusioni del pensiero” e la mente adolescente
Gianluigi Monniello

RECENSIONI

Alizade A.M., La sessualità femminile
Paola Catarci

Chabert C., Femminile malinconico
Lauro Quadrana

Monniello G. (a cura di), Luoghi istituzionali e adolescenza
Savina Cordiale

Montinari G. (a cura di), Rifornimento in volo. Il lavoro psicologico con gli adolescenti
Maria Antonietta Fenu

Carbonetto M.G., Magistrelli G., Non più terra di nessuno. Rilettura di un percorso di attività clinica, di prevenzione e di ricerca rivolto agli adolescenti
Tito Baldini

NOTIZIARIO DEI GRUPPI ITALIANI DI PSICOTERAPIA DELL’ADOLESCENZA
Giovanna Montinari (a cura di)

Sono qui raccolti i lavori presentati alla Giornata di studio organizzata a Roma dall’ARPAd, il 9 aprile 2005, sul tema: «L’incontro con il fem- minile in adolescenza». Il primo è di Jacqueline Schaeffer, membro della Société Psychanalityque de Paris e della SPEA (Società Psicoanalitica Europea dell’Infanzia e dell’Adolescenza), che da anni, notoriamente, si dedica al tema del femminile; gli altri lavori sono di Amalia Giuffrida, Bachisio Carau, Marina Sapio, Paola Catarci, Adriana Maltese.

L’articolo di Schaeffer, per il deciso risalto dato alla pulsione sessuale e alla sua spinta costante, al modo in cui l’Io vi si rapporta, è in linea diretta con il pensiero di Freud e, al contempo, ne rappresenta un’originale evoluzione. Le riflessioni esposte consentono di familiarizzare con concetti relativamente poco noti e integrati nella cultura psicoanalitica italiana, quali la rimozione originaria della vagina, la distinzione tra femminile materno e femminile erotico, tra orgasmo e jouissance, e con altri, del tutto originali, quali l’effrattore nutritizio pulsionale e l’amante di jouissance.

L’apporto dell’Autrice alle dinamiche dell’adolescenza consiste nel considerare il «lavoro del femminile», innescato dalla pubertà, non limitato, per entrambi i sessi, alla figurazione, alla rappresentazione e al riconoscimento dell’esistenza e della funzione recettiva della vagina. Esso, infatti, è arricchito dalle esperienze e richiede un lungo percorso elaborativo che travalica l’adolescenza.

Il rifiuto del femminile non costituisce un ostacolo inamovibile e patologico ma diventa per l’Autrice un elemento costitutivo dell’essere femminile, una naturale difesa narcisistica in perenne dialettica con la tendenza opposta a lasciarsi sconvolgere dalla spinta pulsionale sessuale, preludio alla jouissance.

Tale rifiuto, declinato al maschile, faciliterebbe l’adozione di misure difensive, quali atteggiamenti e convinzioni falliche, compromessi di tipo anale, dinanzi al duplicarsi dell’angoscia, non più solo di castrazione ma anche di penetrazione. Tali soluzioni dimostrano una negoziazione in corso e, quindi, si connotano in chiave patologica solo se persistono nel tempo.

Il rifiuto del femminile erotico, infine, diventa superabile, con il tempo, grazie al crescente desiderio dell’altro nella sua diversità sessuale. Il breve passaggio clinico relativo a una quattordicenne in terapia, conferma, tra l’altro, l’importanza della funzione di rispecchiamento genitoriale e dell’analista per il riconoscimento e l’assunzione del femminile erotico; esso evidenzia anche la particolare sensibilità dell’adolescente a temi così intimi. Tale sensibilità richiede, da parte del terapeuta, interventi molto cauti e un continuo lavoro elaborativo riguardo alla propria psicosessualità.

Schaeffer, come si evince da questo e altri suoi lavori, va oltre l’idea di integrazione dei propri genitali nell’immagine del corpo sessuato, compito specificamente adolescenziale sottolineato dai Laufer; non parla di integrazioni né di raggiungimento di un’identità sessuale stabile.

Il cambiamento a livello pulsionale non si limita a un cambio di meta e di ottica, da fallico-castrato a maschile-femminile, penetrare-essere penetrati. Nelle ragazze diventare consapevoli della penetrabilità del proprio corpo, riconoscere e investire la funzione contenente della vagina nei confronti del pene significa predisporsi al semplice piacere d’organo e rappresenta solo una tappa, che può però rivelarsi una trappola se non c’è una successiva evoluzione.

Schaeffer, inoltre, dà risalto a una stretta e «scandalosa» vicinanza tra potere effrattivo-nutritizio della pulsione sessuale e potere traumatico della stessa. Ci sembra che i confini tra l’uno e l’altro siano sottili e facilmente valicabili, a maggior ragione in adolescenza, quando è ancora in corso la ricerca traumatofilica dei limiti oltre i quali, per quell’adolescente, diventa traumatico l’eccesso pulsionale (Guillaumin 1985). Ne possono conseguire perturbanti confusioni fino a una vera e propria «abitudine all’anestesia», apparentemente ben accettata dall’adolescente e dissimulata da un comportamento sessuale spavaldo.

Il rilievo dato alle vicende pulsionali dall’Autrice sembra così suggerire una rivisitazione della tecnica in adolescenza, tradizionalmente orientata su funzioni di contenimento, di supporto silenzioso al narcisismo, di appoggio al funzionamento mentale e sulla fiducia in una naturale evoluzione maturativa. Tali orientamenti potrebbero infatti impercettibilmente risolversi in un atteggiamento rinunciatario, quasi controfobico da parte dell’analista, nei confronti di movimenti pulsionali presenti in adolescenti di entrambi i sessi legati allo sconcerto/terrore del femminile erotico, senza dubbio difficili da «gestire», specie se il femminile erotico cerca di essere figurato e rappresentato.

Il contributo di Amalia Giuffrida inizia dalla descrizione della genesi della psicosessualità femminile. In questo processo è centrale la presenza fertilizzante del fantasma genitoriale, che investe l’eccitazione legata a una parte o all’intero corpo del bambino, generando autoerotismi a loro volta produttori di fantasmi. Sono poi affrontate le ipotesi sulla possibile genesi della rappresentazione vaginale, la questione del fantasma paterno transoggettivo, il ruolo del piacere clitorideo.

Grazie all’incontro con l’amante di godimento, poi, si realizza, secondo l’Autrice, l’atto di destrutturazione nutritiva del soma, che si sottomette alla disorganizzazione fecondante della jouissance. I fantasmi genitoriali possono così essere rimaneggiati in adolescenza dall’après- coup attivato dalla penetrazione. I rimaneggiamenti pulsionali di questa fase, infatti, istituiscono la vagina come zona erogena, insieme confinata e sconfinata.

Di particolare rilievo è, nell’elaborazione di Giuffrida, la constatazione che l’acquisizione della sessualità femminile genitale rappresenti una frattura, un cambiamento di registro rispetto al pregenitale. Un elemento quindi di discontinuità che la differenzia dallo sviluppo maschile.

Il lavoro di Bachisio Carau è imperniato sulla valenza traumatica, quindi non più solo effrattiva, del femminile erotico in adolescenza. Tutto ciò può determinarsi per la presenza di una fragilità identitaria collegata alle vicende del femminile primario e per la mancanza del riconoscimento degli elementi femminili derivanti dalle introiezioni genitoriali come propri.

Nelle sue note Marina Sapio descrive aspetti della ricerca e del senso del femminile in progress, illustrandoli con due vignette cliniche. L’Autrice si interroga sull’importanza dell’assetto dello psicoterapeuta rispetto al proprio femminile erotico, per arrivare a riconoscere e promuovere il lavoro del femminile negli adolescenti.

Paola Catarci discute il tema della complementarietà dei sessi e si interroga sulla scoperta di questa dimensione in adolescenza. La piena acquisizione simbolica, unitariamente al lavoro psichico che ne esita, consente un superamento della polarizzazione delle identità nucleari di genere, e permette l’acquisizione della capacità di creare identificazioni immaginative ed empatiche tra i due sessi.

Questi movimenti psichici, che si declinano con le caratteristiche del funzionamento mentale adolescente, per affermazione e negazione, muovono verso la riconciliazione del dilemma della bisessualità originaria, verso la costruzione di un’immagine interna dell’amante di jouissance come un’ipotesi di lavoro flessibile, aperta a modifiche attraverso l’elaborazione e l’osservazione.

Adriana Maltese ricorda come l’attrazione irresistibile della madre fusionale, passaggio obbligato dell’adolescenza per entrambi i sessi, è tanto più attraente quanto più perturbante nella ragazza rispetto al ragazzo. L’Autrice avanza alcune riflessioni su come l’identità femminile, che si conquista, al contempo, contro la madre e per sottomissione ad essa, si costruisce grazie all’alleanza con la madre. Nel lavoro analitico, quindi, una circolazione di corrente omosessuale ben temperata è trama su cui la ragazza può tessere la conquista della propria identità di genere e stemperare l’angoscia di fronte alle rinunce edipiche.

In questo numero, inoltre, troverete, nella rubrica Articolo del Maestro, il lavoro di M. Eglé Laufer del 1982, La masturbazione femminile in adolescenza e lo sviluppo della relazione con il corpo, che ci è parso utile ritradurre e ripubblicare, con il gentile assenso dell’Autrice.

Proponiamo, in conclusione, alcune domande aperte, offerte ai lettori, nella prospettiva di mantenere su AeP uno spazio dedicato al tema del femminile dove raccogliere contributi sia teorici che clinici non- ché interrogativi e riflessioni da parte dei lettori.

– Come si articola il lavoro del femminile con gli altri processi elaborativi in corso nell’adolescente? Sappiamo infatti che l’adolescente, con la pubertà, diventa oggetto di passivizzazioni di varia origine che, nel tempo, tenterà di padroneggiare grazie al lavoro di figura-zione e rappresentazione mai esauribile.

– Può essere possibile e, in caso affermativo, è utile distinguere un lavoro del maschile e uno del femminile in adolescenti di ambo i sessi, sulla base della bisessualità psichica?

Qual è il ruolo della pulsione aggressiva nella conquista del femminile erotico e come si articola con la pulsione sessuale in adolescenza?

Bibliografia:

GUILLAUMIN J. (1985). Besoin de traumatisme et adolescence. Adolescence. 3, 1, 127- 137.

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