Una stanza tutta per me. Manuale di psicoterapia psicoanalitica dell’adolescente

di Giuseppe Pellizzari, Angelo Antonio Moroni (a cura di)
(2021) Milano: Mimesis

Recensione presente su "Ventanni" -  AeP Adolescenza e Psicoanalisi Anno 2022 N.1

A cura di Maria Elena Farchica, Sophie Spinoglio e Paola Vichi

Questo libro – alla cui pubblicazione purtroppo il tempo della vita non ha permesso a Giuseppe Pellizzari, che ne è stato ispiratore, di assistere – nasce da una importante esperienza condotta per oltre un decennio da un gruppo di psicoanalisti del Centro Milanese i quali, con l’intento sia di mettersi al servizio della comunità sociale, sia di condurre una ricerca in un territorio diverso da quello tradizionale della psicoanalisi («alla periferia dell’analizzabile», secondo le parole dello stesso Pellizzari), hanno seguito privatamente e gratuitamente o a costi simbolici, nei propri studi, adolescenti economicamente disagiati o provenienti da ambienti familiari fortemente problematici, i quali non avrebbero avuto altrimenti la possibilità di entrare in una relazione terapeutica. 

La «stanza tutta per me» del titolo, riecheggiando il testo di Virginia Woolf (1929), rimanda alla possibilità di offrire a questi adolescenti uno spazio privato di ascolto, messo a disposizione del proprio Sé; uno spazio di scoperta, entro il quale l’intervento psicoterapeutico svolge una funzione «fondativa e non riabilitativa». 

Il testo è suddiviso in tre parti, tutte corredate di riferimenti clinici, che prendono in considerazione l’esperienza terapeutica rispettivamente con riferimento ai paradigmi della psicoanalisi, ai contesti allargati della vita adolescente e a diverse tipologie di problematiche. Attraverso il riferimento alle rielaborazioni post-freudiane – Bion, Winnicott, Green, solo per citare alcuni Autori, ma poi anche Novelletto, Gutton, Senise, Corcos – viene ripercorsa la rimodulazione della cornice psicoanalitica che ha consentito, mantenendo il rigore teorico-clinico, una estensione della pratica psicoanalitica capace di tenere conto della eterogeneità dei funzionamenti mentali. Esigenza nata dalla circostanza  che la pratica clinica relativa alle patologie non nevrotiche, al pari di quella con gli adolescenti (cui in parte si sovrappone per alcuni aspetti di funzionamento), ha interrogato il dispositivo nei suoi paradigmi fondanti, evidenziando la necessità di cornici a geometrie variabili per trattare funzionamenti psichici al limite dell’analizzabile. 

Suggestioni particolarmente significative fornite al testo, che trovano riscontro anche nella nostra pratica clinica con pazienti adolescenti, riguardano la valenza controtransferale implicita nella creazione condivisa del setting (come risposta alla domanda dell’adolescente di essere riconosciuto soggetto-attore nell’incontro), la funzione soggettualizzante del terapeuta, la capacità di astinenza teorico-interpretativa, il confronto con un funzionamento mentale caratterizzato dall’agieren (passaggio all’atto, ma anche agire di parola) che è manifestazione di un contenuto inconscio che nel transfert può farsi rappresentazione, la potenzialità trasformativa connessa alle modalità di coinvolgimento dei genitori. Un manuale che nasce dal lavoro corale di un gruppo di autori, uniti dalla passione per la psicoanalisi e in special modo per il lavoro con gli adolescenti, non poteva non dare ampio spazio alla «gruppalità» nelle sue varie e complesse manifestazioni. Una parte considerevole viene dedicata, infatti, alla Psicoterapia Psicoanalitica di Gruppo. La lettura di questa parte, permette di avere, in maniere agevole e molto interessante, una visione completa delle teorie ispiratrici dell’uso del Gruppo nella clinica (da Kaës a Bion, da Foulkes a Roussillon a Neri fino a Maltese e Monniello) con una disamina attenta e accurata delle varie forme di Gruppo esistenti e utilizzabili nel lavoro clinico con gli adolescenti: Il Gruppo Aperto, Il Gruppo a Tempo Determinato. Per ognuno di essi, il lettore potrà entrare nel vivo del materiale clinico attraverso la presentazione di sedute di gruppi di adolescenti che restituiscono la ricchezza e la vivacità dell’incontro dell’adolescente con i suoi coetanei. Il materiale permette di evidenziare le specificità, ma anche i punti di contatto, del lavoro di Gruppo rispetto a quello della Terapia Individuale. Offre una guida, a chi fosse interessato alla formazione di gruppi con adolescenti, mettendo a disposizione passo, passo, le varie fasi di lavoro nella costruzione del gruppo, dai criteri di scelta dei partecipanti, all’inclusione di nuovi membri, alla gestione di momenti particolarmente delicati come gli acting out che possono verificarsi durante le sedute. 

L’accento è sempre posto, inoltre, sul controtransfert del terapeuta/ conduttore. 

Tutta la seconda parte del manuale mantiene questa linea di attenzione alla «gruppalità» dal momento che presenta il lavoro con l’adolescente all’interno dei contesti allargati:

1. Famiglia e Crisi Famigliare: separazione dei genitori e conseguenze sull’adolescente. Gestione dei conflitti famigliari tra psicoanalisi e legge, mettendo in evidenza l’importanza del lavoro con i genitori e con gli operatori dei Tribunali e soffermandosi su situazioni particolarmente complesse, a cui oggi si tende a dare una certa importanza, come la gestione della Sindrome di Alienazione Parentale.

2. Il Lavoro di Rete con gli Adolescenti: situazioni cliniche particolarmente gravi (psicosi, borderline) adolescenti provenienti da famiglie «multiproblematiche» che si trovano in situazioni di abbandono fisico e psicologico, hanno subito traumi precoci, maltrattamenti e talvolta abusi sessuali, richiedono una gestione delicata e complessa in cui hanno un ruolo di primo piano i servizi sociali e le istituzioni. Il lavoro di rete richiede quindi una particolare capacità di «lavoro all’unisono» dei curanti che permetta la ricostruzione delle esperienze primarie frammentate e interrotte di questi giovani pazienti.

3. Il Gruppo di Discussione Clinica come Mente Gruppale: l’importanza del senso di appartenenza alla Comunità Psicoanalitica, su un modello comune di approccio all’analisi degli adolescenti, su percorsi formativi comuni spesso uniti a una lunga consuetudine di lavoro insieme, costituiscono la premessa fondante del gruppo di discussione clinica che viene considerato metaforicamente come un campo di forze così come viene descritto in fisica cioè come insieme di forze che interagiscono tra loro: il Gruppo di Lavoro Bioniano, che non prevede al suo interno posizioni asimmetriche o articolazioni di ruolo ed è orientato ad apprendere dall’esperienza del gruppo stesso è il modello equiparato al funzionamento di un gruppo di discussione clinica di cui il manuale offre esempi concreti che aiutano molto chi legge nella comprensione dei meccanismi, a volte inconsci, che possono verificarsi e stimolano la condivisione e il senso di competenza personale.

4. Le Comunità Terapeutiche per Adolescenti: il Lavoro di Gruppo in queste situazioni acquista una connotazione specifica e particolarmente significativa. Si parla infatti in questo caso di «Gruppalità Diffusa» (Correale 2000): Il luogo in cui la funzione psicoanalitica può controbattere l’effetto sclerotizzante della cultura cristallizzata e impiantare un luogo di raccolta delle innumerevoli scintille di comprensione di cui l’istituzione è piena.

Nella parte finale il manuale apre all’incontro con l’adolescente nelle sue aree più problematiche. Ogni capitolo approfondisce un’area delle patologie che colgono gli adolescenti nel momento presente: dopo una parte teorica, che include più vertici di pensiero all’interno del paradigma psicoanalitico, il testo lega alla teoria la tecnica che viene intrecciata con esemplificazioni cliniche che costituiscono il cuore pulsante di quest’ultima parte. La scelta che ciascun capitolo tematico sia curato da autori diversi fa ben cogliere quanto si tratti di un’opera collettiva, non isolata in una stanza d’analisi, ma in più stanze «tutte per sé», per tutti i Sé che vi possono gravitare, che lì si incontrano: i sé dei giovani pazienti, i sé degli analisti e dei supervisori, dei colleghi e di noi lettori. Così il lettore può tornare alla metafora di Virginia Woolf e sentire che è tutta per sé, per me, la stanza interna che si dispiega nel percorso di lettura e diviene cammino di esperienza che si potrebbe immaginare simile al procedere in un bosco dove – come in analisi si trovano inciampi, imprevisti e si passa a lungo in un’incerta penombra – continui spiragli consentono di proseguire verso nuove aperture di pensiero che permettono di trovare nuove parole e forme di essere. Le storie cliniche che vengono descritte sono piccoli racconti di analisi e vite vissute che hanno la capacità di incontrarsi con l’esperienza del lettore e rimanervi emotivamente impresse non solo per i loro spunti potentemente evocativi della dialettica di transfert e controtransfert, ma perché esemplificativi di percorsi gravemente accidentati da cui i ragazzi rischierebbero da soli di non farcela. Mentre i clinici, che generosamente mettono a disposizione le storie dei loro incontri, mostrano come siano passati attraverso vicoli ciechi con i loro pazienti e come lì abbiano potuto incontrare, e in un certo senso toccare, l’altro adolescente nelle sue parti più autentiche e sofferenti, in una di quelle molteplici stanze che in quel dato momento era  tutta per sé. 

Il testo offre inoltre numerosi riferimenti letterari e musicali che appartengono in parte al mondo culturale dei clinici e in altra parte a quello adolescente, che i ragazzi portano in seduta. L’incontro dei due linguaggi colora il percorso di lettura di tinte diverse, ora delicate ora decise che rimandano ad altri percorsi e si imprimono di senso. 

 

Bibliografia 

CORREALE A. (2000). Presentazione all’edizione italiana. In: Plakun E., Resistenza al trattamento e autorità del paziente. Torino: Ananke. 

WOOLF V. (1929). Una stanza tutta per sé. Milano: Feltrinelli, 2013. 

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